Torino, 17 giu. (LaPresse) – “Nella vita normale è un conto, ma facendo una attività sportiva che è anche di contrasto c’è la possibilità di un traumatismo che potrebbe ledere l’apparecchio. Questo fa riflettere molto e farà riflettere i cardiologi sportivi che dovranno dare o meno l’idoneità. Poi c’è la diagnosi della malattia, ci sono i protocolli, certamente sarà una responsabilità grossa”. Lo ha detto a LaPresse Enrico Castellacci, medico della nazionale italiana campione del mondo nel 2006, commentando la decisione dei medici di impiantare un defibrillatore sottocutaneo a Christian Eriksen dopo il malore in campo avuto durante Danimarca-Finlandia, gara di Euro 2020. “E’ fondamentale e lo ritengo un atto dovuto – ha aggiunto – Farà una vita pressoché normale, questo defibrillatore blocca qualsiasi forma aritmica possa avere il ragazzo. Per la vita sportiva però qualche dubbio onestamente viene”. Nel mondo del calcio c’è già un esempio simile: Daley Blind, nazionale olandese in forza all’Ajax, che gioca con un defibrillatore cardioverter sotto pelle. “Gli hanno dato l’idoneità per poter giocare ma è un carico di responsabilità grossa – ha spiegato Castellacci – Non so la patologia di Eriksen sia la stessa di Blind. Noi in Italia però siamo molto attenti e severi nel concedere l’idoneità. Ci sarà grande attenzione, la prima cosa è tutelare la salute del ragazzo”.

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