Milano, 18 apr. (LaPresse) – Le varianti “sono un punto cruciale, fanno sì che l’epidemia scenda così poco nonostante misure importanti prese in questi mesi. Del resto la variante inglese, che praticamente ormai è il nostro virus ha una trasmissibilità del 50%, a osservare i dati raccolti da Istituto superiore di sanità e Regioni, che hanno molto aumentato la capacità di sequenziare”, afferma Rezza, agli under 60, visto che non possono avere i vaccini a vettore virale, vaccini saranno “quelli a Rna messaggero come Pfizer e Moderna. Siamo partiti da anziani e fragili, perché proteggiamo persone a rischio e riduciamo la congestione ospedaliera e la mortalità. Va bene anche usare gli mRna con i più giovani, che fanno circolare la malattia. Questo perché quei vaccini sono più efficaci nel bloccare anche i portatori sani”. Quanto alla necessità di fare una terza dose, come ha detto il ceo di Pfizer, “un conto è il ciclo vaccinale, che ne prevede due, un altro è il booster, la dose supplementare. Visto che non sappiamo quanto dura l’immunità conferita dal vaccino è prevedibile che dopo un certo periodo di tempo sia necessaria”, prosegue Rezza, che sul pass sanitario spiega: “Ci si sta lavorando, anche a livello europeo. Come noto viene dato a chi ha avuto la malattia, ha fatto il vaccino o un test da pochi giorni. Il problema è che non si può dire che anche chi è stato malato o vaccinato sia del tutto immune. Per questo il pass è sicuramente prezioso ma quando gran parte delle persone sono vaccinate. Del resto anche a chi ha avuto le somministrazioni si danno le stesse raccomandazioni di chi non le ha avute, cioè distanziamento e mascherina. Lo fanno anche gli inglesi”. I test salivari, conclude, “potrebbero avere il via libera rapidamente. I prelievi di saliva, poi usata per test molecolari o antigenici, sono affidabili ormai quanto il tampone”.

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