Una bioplastica italiana per pulire il mare dal petrolio
E' quanto promette di fare Bio-on, società italiana con sede nel bolognese, che ha presentato oggi Minerv Biorecovery

Eliminare l'inquinamento da petrolio in ambiente marino nell'arco di tre settimane, utilizzando esclusivamente componenti di origine naturale e biodegradabili. E' quanto promette di fare Bio-on, società italiana con sede nel bolognese, che ha presentato oggi Minerv Biorecovery: una nuova tecnologia brevettata in tutto il mondo basata sull'utilizzato di bioplastica. Come sintetizza Marco Astorri, presidente e ceo della società, uno strumento "in grado di intervenire in modo efficace, naturale ed ecologico in caso di disastri ambientali".

Il punto di partenza, come per gli altri prodotti lanciati in questi anni da Bio-on, già attiva nel mercato delle licenze e pronta a dare il via alla produzione propria entro fine 2017 in un ex stabilimento di Granarolo a Castel San Pietro Terme, è il Pha. Un polimero di origine naturale con caratteristiche analoghe a quelle delle altre plastiche, ma ottenibile attraverso la fermentazione di scarti agroalimentari. "Abbiamo scoperto che le particelle che formano la nostra bioplastica sono l'ambiente ideale per ospitare speciali microrganismi che eliminano il petrolio dal mare", spiega ancora Astorri, che ha illustrato oggi la novità nell'ambito del G7 Ambiente di Bologna. "E' la natura che cura se stessa - sintetizza l'imprenditore - perché la nostra bioplastica, di origine vegetale, serve a proteggere e a nutrire questi batteri accelerando la loro naturale azione".

La sperimentazione di Minerv Biorecovery è attiva da diversi mesi all'Istituto per l'Ambiente marino costiero del Cnr di Messina che ha testato, misurato e validato la tecnologia. "Il principio della oil-bioremediation si basa sull'esistenza di microrganismi, batteri in primis, in grado di attaccare la struttura molecolare di molti dei componenti la formulazione naturalmente complessa degli idrocarburi", spiega il dottor Simone Cappello, responsabile del progetto presso l'Istituto, segnalando che "questi microrganismi sono presenti in ambiente marino ma in condizioni metaboliche, fisiologiche e in quantità non sufficiente a permettere una sostanziale riduzione degli idrocarburi sversati, ed è grazie alla bioplastica che è possibile invece favorire e accelerare un processo altrimenti lunghissimo".

Nelle prossime settimane, annuncia Bio-on, che si prepara a concedere anche questa tecnologia in licenza, cominceranno ulteriori test nei mari di tutto il mondo: nei porti, nei siti industriali come le raffinerie e nelle cisterne delle più grandi petroliere. Per la società emiliana, tra l'altro, non si tratta dell'unico prodotto in qualche modo legato alla pulizia del mare. Le bioplastiche brevettate dall'azienda sono infatti utilizzate in cosmesi per sostituire le microplastiche che diversi governi - dagli Usa al Regno Unito - stanno mettendo al bando proprio perché considerate dannose per gli ecosistemi oceanici.
 

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