Gravity, l'Universo dopo Einstein fra arte e scienza in mostra al Maxxi
A Roma un'esposizione mostra il luogo in cui i mestieri dell'esploratore, dello scienziato e dell'artista si toccano

Ascoltare il rumore di fondo del Big Bang e vedere a occhio nudo l'immagine delle onde gravitazionali, osservare il comportamento delle galassia vicino a un buco nero e sfatare la tesi complottistica di chi nega lo sbarco sulla Luna. Il tutto, immersi nel buio all'interno di un viaggio spazio-temporale. Da domani sarà possibile al Maxxi grazie alla mostra Gravity. Immaginare l'Universo dopo Einstein, realizzata in collaborazione da l'Agenzia spaziale italiana e l'Istituto nazionale di fisica nucleare con il sostegno del ministero dell'Istruzione, a cura di Luigia Lonardelli (Maxxi), Vicenzo Napolano (Infn) e Andrea Zanini (Asi).

"Arte e scienza si intrecciano laddove il mestiere dell'esploratore, dello scienziato e dell'artista si toccano. Una mostra straordinaria", commenta il presidente dell'Asi Roberto Battiston. All'ingresso, sospesi sulla hall, il modello della Sonda Cassini e Aeroke, l'installazione di Tomàs Saraceno, formata da due palloni aerostatici che captano i suoni dispersi nell'atmosfera. "'Ha viaggiato nello spazio per vent'anni, attraversando fasce di asteroidi, passando accanto a Venere e Giove, sorvolando i mari di metano liquido di Titano e una tempesta esagonale su Saturno, si è tuffata 22 volte nei suoi anelli prima di distruggersi nell'atmosfera del pianeta'. Uso le stesse parole della presentazione di questa mostra per descriverla", esordisce la presidente della fondazione Maxxi Giovanna Melandri che sottolinea come l'esposizione sia un'occasione straordinaria per ammirare la compenetrazione fra arte e scienza e nasca da una triangolazione non scontata tra Asi, Infn e Museo. "Una partnership - ha precisato Melandri - che servirà da prototipo per il futuro. Siamo di fronte a un nuovo umanesimo".

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