Tour de France, Nibali: Doping nel ciclismo ormai appartiene al passato

Saint-Etienne (Francia), 17 lug. (LaPresse/AP) - A causa dei danni devastanti prodotti dal doping sul ciclismo e in particolare sul Tour de France, è ormai naturale in Francia sospettare di chi veste la maglia gialla. E' accaduto lo scorso anno con Chris Froome, accade ora con Vincenzo Nibali fin qui leader indiscusso della corsa. Per lo squalo dello stretto però questo sport è cambiato, i casi di doping sono diventati rari e "questo tema appartiene ormai al passato". Nibali ha vestito la maglia gialla in 10 delle 12 tappe fin qui disputate, ma ora il Tour entra nella sua fase cruciale con l'arrivo di due tapponi alpine e poi la settimana prossima di tre durissime tappe sui Pirenei. Il campione siciliano si aspettava di ricevere domande sul doping, un flagello che ha toccato gran parte dell'ultima generazione di ciclisti, per i quali era una pratica comune l'uso di stimolatori come l'EPO o l'ormone della crescita. In molti ormai sono convinti che questo sport sia finalmente pulito, ma oggi l'argomento doping è tornato d'attualità con la sospensione da parte del Team Sky del britannico Jonathan Tiernan-Locke per un passaporto biologico irregolare. C'è da dire che l'atleta non è in gara al Tour de France, ma inevitabilmente le ombre del passato sono subito riaffiorate.

La Astana, la squadra in cui milita Nibali, venne cacciata dal Tour 2007 dopo che la sua stella e attuale direttore generale Alexandre Vinokourov risultò positivo per delle trasfusioni vietate di sangue. Il cislista kazako è stato squalificato poi è tornato alle corse e ha vinto l'oro alle Olimpiadi di Londra. Anche Michele Scarponi che, come Nibali, ha vinto il Giro d'Italia ed è il suo fido gregario in questo Tour, nel 2012 è stato squalificato per tre mesi a causa dei rapporti con il discusso medico Michele Ferrari, uno dei principali collaboratori di Lance Armstrong. Ma Nibali ha ribadito che le cose sono cambiate oggi. "Ho scelto l'Astana per la possibilità di costruire un gruppo in grado di portarmi a competere per corse importanti come il Giro, il Tour e la Vuelta", ha detto. "Ci sono stati molti errori nel ciclismo, da parte di molti ciclisti - ha aggiunto il siciliano - ma ormai appartengono al passato. Ora abbiamo un passaporto biologico, controlli fuori dalle competizioni e controlli a casa", ha ricordato Nibali. "Nessuno può dire che il ciclismo non sia cambiato. Oggi ci sono solo casi isolati. Ma c'è sempre la possibilità che un idiota faccia qualcosa di stupido...", ha detto ancora Nibali.

Nibali, nativo di Messina, nel centenario della nascita di Gino Bartali punta a diventare il sesto ciclista nella storia a vincere tutti e tre i grandi giri di Francia, Italia e Spagna. Soprattutto il siciliano vuole diventare il primo italiano a vincere il Tour dopo Marco Pantani nel 1998. Lo stesso Pantani poi squalificato in Italia per doping qualche anno dopo. Giuseppe Martinelli, un guru del ciclismo che ha lavorato con Pantani per anni, è ora direttore sportivo all'Astana. "Grazie a lui - ha detto Nibali di Martinelli - sono arrivato al team Astana che ha investito molto in un gruppo italiano per riconquistare credibilità".

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