Serie B: futuro e' negli stadi, Germania modello da seguire

Di Jan Pellissier

Milano, 23 apr. (LaPresse) - Come riempire gli stadi di serie B? Il tema è oggi al centro del workshop 'Obiettivo pubblico' organizzato a Milano dalla Lega serie B che ha radunato le 22 squadre cadette oltre a giornalisti e operatori del settore partendo da una relazione dello Studio Ghiretti. Oggi gli stadi di serie B sono pieni solo al 31%, contro il 95% della Bundesliga tedesca. Molte le ragioni di questo gap, ma anche molti modi per recuperare, a costi ragionevoli. Anche perché poco pubblico vuol dire anche pochi soldi in cassa: il ticketing infatti per la serie B nostrana rappresenta appena l'11% degli incassi. All'estero le serie omologhe raccolgono dai biglietti oltre il 30% dei loro ricavi. Il primo problema è quello degli stadi, Paolo Bedin, direttore generale della Lega serie B, ha fatto un esempio lampante: "L'Arsenal passando da Highbury all'Emirates stadium ha raddoppiato il suo fatturato. Vendendo i giocatori più forti, e dicendolo ai tifosi". Lo stesso in Italia capita per la Juventus, che a fronte di un calo medio dei tifosi in serie A, ha visto schizzare in alto quelli nel nuovo Juventus Stadium.

La crisi economica, e il fatto che gli stadi italiani sono prevalentemente di proprietà pubblica comunale rendono, specie per le squadre di serie B, complesso arrivare ad avere propri stadi di proprietà. Che fare? Alberto Colombo, head of marketing della lega delle leghe calcio europee Epfl, mette in chiaro cosa fa la differenza tra Italia e altri Paesi: "I tifosi all'estero vanno allo stadio per l'atmosfera, non per la partita, ma per tutto quello che succede negli stadi". Atmosfera certo vuol dire tribune coperte, bagni puliti, parcheggi e collegamenti con la rete di trasporti pubblici. Però di stadi nuovi non se ne parla, quindi cosa si può fare? Tre le principali soluzioni che individua Colombo: alta connettività negli stadi, potenziamento dei club, ricerca dei tifosi 'dormienti' e dei giovanissimi anche con offerte commerciali specifiche.

Andiamo con ordine. "Negli Usa negli stadi la connettività è altissima, da noi non si riesce nemmeno a telefonare perché il traffico è troppo intenso" spiega Colombo. Con una spesa di 2-3 milioni nei grandi stadi si garantirebbe invece una connessione top, ciò determina che ogni tifoso resta 40 minuti in più nello stadio. "Ma non solo, sarebbe molto positivo per avvicinare i tifosi 15-30enni che sempre più spesso disertano lo stadio proprio perché l'esperienza non e' subito condivisibile in rete - aggiunge Colombo - a Liverpool con Cisco stanno avviando una sperimentazione nella Nord stand, se le leghe diventeranno centri d'acquisto unificati i prezzi potrebbero scendere molto e rendere questo scenario social allo stadio reale".

Secondo punto fondamentale è la fidelizzazione del tifoso. "Si tratta di migliorare la cosiddetta 'fan survey' per conoscere meglio chi allo stadio ci va ma anche chi non ci va più - spiega Colombo - anche su questo fronte, ad esempio in Olanda e Danimarca, le ricerche sono effettuate centralmente dalle leghe locali". Da superare in Italia c'è poi il luogo comune che vede nello stadio un luogo non sicuro, chi invece ci va al 90% lo ritiene invece un luogo sicurissimo.

In questo senso i club sono fondamentali, perché portano sul territorio la squadra: organizzando trasferte, offrendo servizi esclusivi, e specie in serie B la quota di tifosi dormienti è alta. E qui si entra nell'analisi dell'ultimo decisivo punto: come portare allo stadio chi oggi non ci va, a partire dai giovanissimi, 6-7 anni, l'età in cui si decide per quale squadra tifare. Ma anche gli anziani, il tifoso occasionale, quello che decide all'ultimo. "In questo senso va potenziata la vendita dei biglietti on-line - conclude Colombo - con dynamic pricing, sul modello della compagnie aeree con offerte last minute o prezzi bassi legati ad altre iniziative. Sognando quello che capita in Germania, dove le società vendono anche gli abbonamenti per seguire la propria squadra in tutte le trasferte". Ma tutte queste iniziative non spostano il fulcro del problema: senza stadi confortevoli le dinamiche di afflusso non cambiano. Questo potrebbe essere un punto su cui anche il nuovo Governo dovrebbe impegnarsi.

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