Rio, Giorgio Cagnotto come Tania: Anche per me è ora di smettere
"La mia carta d'identità parla chiaro. Fare il nonno? Quando sarà il momento sicuro"

Da Sydney 2000 a Rio de Janeiro 2016. Sedici anni in giro per il mondo a gareggiare. Sempre insieme, quasi in simbiosi. Se a questi si aggiungono quelli in cui è stato un atleta di altissimo livello (quattro medaglie olimpiche due argenti e due bronzi, ndr) Giorgio Cagnotto ha trascorso la sua vita con la valigia in mano. Ora, dopo aver condotto sul podio a cinque cerchi pure la figlia Tania, anche per lui è giunto il momento di dire basta.

Si aspettava le due medaglie vinte da Tania?  

Gareggiavamo per vincerle però centrare l'obiettivo non era facile, specie nella gara singola. A dimostrarlo è stato il suo andamento con le cinesi irraggiungibili e la lotta con la canadese che siamo riusciti a controsorpassare all'ultimo tuffo. E' andato tutto come doveva andare. Una grande emozione.

Dopo i due quarti posti di Londra 2012 come ha fatto Tania a non mollare la presa?

Sono state decisive le due medaglie (argento trampolino sincro e trampolino un metro, ndr) vinte al mondiale di Barcellona l'anno successivo. Sono i risultati che ti danno la molla per continuare.

Qual è il segreto della longevità agonistica di sua figlia Tania?  

Nel corso di tutta la sua carriera è sempre stata un'atleta seria che si è impegnata anche più del necessario senza lasciare mai nulla al caso. Abbiamo anche avuto uno staff eccezionale ed ora eccoci qui al nastro finale.

Ora che Tania si è ritirata proseguirà ad allenare?  

La mia carta d'identità (classe 1947, ndr) parla chiaro e dice che è ora di smettere. Fare il nonno? Quando sarà il momento sicuro!

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