Rio2016, i Giochi della sicurezza: code, disagi e caos trasporti
Controlli rigidi ma anche 'falle' nell'organizzazione. E l'incubo terrorismo è sempre più vivo

Le Olimpiadi al tempo dell'incubo terrorismo. Come tutti i grandi eventi, anche i Giochi di Rio hanno come priorità quello della sicurezza e per questo l'organizzazione e le autorità brasiliane, per due settimane messe sotto esame agli occhi del mondo intero, non si sono risparmiate in uomini e mezzi. Le zone intorno all'Olympic Park sono ovviamente presidiate da camionette e militari con il mitra in mano, e molti uomini sono posizionati strategicamente ai lati delle strade che conducono alle strutture degli eventi. I rigidi controlli agli ingressi, inevitabilmente, provocano rallentamenti e non pochi disagi tra pubblico e giornalisti, costretti a lunghe code. Ed aumenta l'insoddisfazione negli abitanti di Rio, che stremati dalla crisi non vedono di buon occhio i Giochi.

Le eccezioni però ci sono. I controlli per accedere al Maracanà, che in occasione della cerimonia di aperura era disposto in assetto di guerra, si sono svolti in maniera tutto sommato rapida e regolare. Anche se ogni evento, in un programma ricchissimo come quello dei Giochi, fa storia a sé: a Fort Copacabana, sede della prova di ciclismo su strada, i militari ti guardano dentro lo zainetto, chiedono spiegazioni sul contenuto e ti perquisiscono con il metal detector. Gli addetti, qui, di certo non lesinano severità: un giornalista francese si è visto bloccare una borsa di plastica con dentro dei medicinali, finiti purtroppo per lui nella spazzatura. La sicurezza, insomma, innanzitutto: anche a costo di vedere affiancati sul lungomare della spiaggia più famosa del mondo uomini armati con il mitra accanto ad anziani in infradito e bambini che giocano a calcio sulla sabbia. Del resto proprio a Fort Capocabana, il primo giorno di gare, si sono vissuti attimi di paura con i militari costretti a far brillare un pacco sospetto nella zona intorno all'arrivo della corsa.

Anche i controlli più rigidi possono presentare delle 'falle'. Un fotografo racconta di aver involontariamente superato i controlli a Deodoro senza che la sua borsa venisse passata al metal dector per un'incomprensione fra due addetti: avrebbe potuto contenere qualsiasi cosa. Ovviamente il Villaggio Olimpico, dove risiedono gli atleti, è protetto da uomini in divisa 24 ore su 24 e provare anche solo ad avvicinarsi è impossibile senza i permessi. La situazione non sembra però causare particolari disagi. Va inoltre detto che, dopo le critiche che si erano sollevate alla vigilia dei Giochi per la carenza di alcune strutture, non si sono più registrare lamentele da parte dei prestigiosi inquilini.

Chi, invece, ha molto di cui lamentarsi sono i tanti giornalisti arrivati a Rio da tutto il mondo. L'organizzazione dei mezzi di trasporto per arrivare all'Olympic Park e alle sedi degli eventi è tutto fuorché impeccabile. Ricorrere all'affollatissima metro, soprattutto nelle ore di punta, è sconsigliabile soprattutto per chi ha i tempi serratissimi. La linea della BRT, gli autobus in superficie con corsia preferenziale, non è riuscita a completare in tempo alcune fermate a Barra de Tijuca. Chi ha la sfortuna di alloggiare nei pressi di alcune di queste gli tocca un lungo tragitto a piedi. Anche chiedere informazioni non è proprio una passeggiata, a meno che non si conosca la lingua del posto: pochi, qui, parlano inglese. Altra nota amara, trovare un taxi la sera tardi nei pressi della zona olimpica spesso può rivelarsi impresa ardua. Più di conquistare una medaglia.

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