PyeongChang 2018: Tumolero, bronzo sulle orme del maestro Fabris
Un esordio incredibile alla sua prima Olimpiade

Esordio migliore non poteva esserci. Per la sua prima volta alle Olimpiadi Nicola Tumolero si è regalato un'inattesa e bellissima medaglia. Un terzo posto nei 10.000 metri di pattinaggio velocità reso ancora più entusiasmante dall'effetto sorpresa. Ma dopo questo bronzo, il nome di Tumolero sarà certamente più familiare al grande pubblico.

Nato il 24 settembre 1994 ad Asiago, Nicola indossa i pattini fin dall'età di 6 anni, quando, a un certo punto, i genitori lo iscrivono alla società 'Sportivi del Ghiaccio Roana', per fargli sperimentare la disciplina. Il papà, pattinatore da giovane, decide di lasciare il figlio libero di scegliere, ma è il dna a fare la differenza. Nicola persegue con tenacia la sua grande passione, crescendo di giorno in giorno.

Il suo primo grande successo è abbastanza recente: la medaglia d'oro nei 5.000 metri ai campionati europei di pattinaggio di velocità 2018 svoltisi ad inizio gennaio nella località russa di Kolomna: un gustoso antipasto di quello che sarebbe stato l'exploit olimpico. L'oro di Nicola è andato a far compagnia a quello conquistato 12 anni prima da Enrico Fabris. Quello stesso Fabris campione olimpico nei 1500 metri a Torino 2006 e oggi suo allenatore. Una sorta di passaggio di testimone tra i due. Da Torino a PyeongChang, dal 2006 al 2018. Per stessa ammissione del giovane poliziotto veneto, già la qualificazione alle Olimpiadi è stata un traguardo e l'idea medaglia non era contemplata nella testa.

Ragazzo determinato e capace, al termine della gara Tumolero ha dedicato il successo alla famiglia, papà Diego, mamma Orietta e la sorella Alessia, che per l'occasione hanno chiuso il hanno negozio di abbigliamento di loro proprietà, per essere presenti sugli spalti a sostenere il loro campione. Dedica anche per la nonna Margherita e per gli amici, tra i suoi più accaniti tifosi.

L'azzurro non ha mancato di elogiare il suo tecnico. "Fabris è stato il punto di riferimento da sempre per tutti noi pattinatori, da allenatore mi ha dato molti consigli sulla tecnica", ha spiegato. "Dopo i 5mila, non andati benissimo perché ero emozionato ho scaricato la tensione, ho pensato di partire piano per non scoppiare a metà. A meno cinque km un po' l'ho avuta, ma poi è andata bene cosi".

Ora inizia una nuova fase della carriera sportiva per il pattinatore asiaghese, che nel tempo libero ama camminare in montagna, per rilassarsi e recuperare energie mentali e che, contrariamente alla maggior parte dei ragazzi italiani della sua età, non segue il calcio ma ama fare escursioni in moto da trial in compagnia degli amici di sempre. Per l'Italia si è accesa una nuova stella nel firmamento del pattinaggio internazionale.

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