PyeongChang 2018, la diplomazia del taekwondo: "Siamo tutti coreani"
A Casa Italia gli atleti nordcoreani di taekwondo si esibiscono insieme ai rappresentati del Sud della stessa disciplina

Gli sguardi intimiditi, gli occhi neri a fissare, senza parlare, il circo mediatico intorno a loro. Ri Sukhyanh e Kim Kwang Ju, atleti nordcoreani di taekwondo, arrivano a Casa Italia, quartier generale degli azzurri ai Giochi invernali di Pyeongchang, con la timidezza e lo stupore per l'attenzione creata intorno a loro, che in questi giorni ha contraddistinto tutti gli sportivi del Nord.

L'occasione è creata da una proposta al Coni di Angelo Cito, presidente della Federazione italiana taekwondo: fare esibire gli atleti nordcoreani della disciplina insieme a quelli del Sud. Il team aveva già dato prova di sé durante la cerimonia di apertura della Olimpiadi. E così, tra una mossa e l'altra, il taekwondo è diventato veicolo di pace e di unità.

"Siamo tutti coreani. Guardate le nostre facce, vi sembrano diverse?". A dirlo è Ri Yong Son, presidente della federazione nordcoreana di taekwondo (sport nazionale nella penisola asiatica), indicando il 'collega' Choue Chungwon, che guida la federazione mondiale della stessa disciplina. E che risponde: "Il presidente Moon ieri ha parlato di giochi della pace. In questo drammatico momento per i nostri Paesi abbiamo deciso di riunire i nostri due team. E il nostro motto è che la pace è molto più preziosa della vittoria".

"Quando Cito mi disse che c'era questa opportunità, gli ho dato carta bianca. Qualche pizzico di scetticismo ce l'avevamo, ora dopo ora si è costruito qualcosa di fantastico e si è celebrata questa unione fra le due Coree. Siamo orgogliosi", ha aggiunto il presidente del Cio Giovanni Malagò lanciando il Gran Prix del taekwondo che si terrà a giugno a Roma.

Il taekwondo è nato in Corea del Nord, poi ha fatto il giro del mondo tanto da spaccarsi in due federazioni, l'Itf e la Wt, quella riconosciuta dal Cio e meno tradizionale. E infatti i nordcoreani, anche qui, stanno dall'altra parte. Sukhyanh e Kwag Li infatti non si esibiscono con i colleghi del Sud. Ma l'attenzione mediatica è tutta su di loro. Non vorrebbero, e potrebbero parlare, circondati da solerti funzionari del Nord che bloccano ogni tentativo di dialogo. Ri, 27 anni ma un viso che ne dimostra la metà, si limita a confermare di "essere molto emozionata di essere insieme al gruppo sudcoreano". "Se sono forte? Certo". Non è da meno Kim Kwang Ju che si limita a un "sono contento di essere qua per la seconda volta". La squadra nordcoreana di taekwondo era stata infatti a Muju, in Corea del Sud, il 24 giugno 2017 per un'esibizione in vista della loro partecipazione alle Olimpiadi. Più loquaci gli atleti della Corea del Sud, anche se sorridono solamente quando si parla di politica. Marc Toni De-Un, ad esempio, si sente orgoglioso per quello che sta vivendo e per quello che ha visto la sera della cerimonia. "Quella bandiera unica mi ha emozionato - ha spiegato - Spero davvero si possa proseguire su questa strada. Mi piacerebbe avere più tempo per conoscere gli atleti del Nord, ma non sempre è possibile. Ma cos'è questa, un'intervista?". 

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