PyeongChang 2018, da snowboarder a pastore: Joerg, il cappellano degli atleti
Stress, dubbi, agitazione pre-gara: il supporto di un prete può essere fondamentale anche per i campioni

Medaglie e podi, fatica e allenamento, lotta contro il tempo e lotta contro un avversario. La vita di un atleta ai Giochi è fatta di corse e rincorse. Verso un posto sul podio, verso un record da battere, verso la gloria. Dietro ogni campione però c'è sempre una persona, con le sue debolezze e i suoi dubbi. Ed è in queste situazioni che interviene la figura di Joerg Walcher.  Nato in Austria, a Schladming, una delle culle degli sport invernali, Joerg, con un passato da snowboarder professionista, è diventato pastore luterano. E dai Giochi di Torino 2006 supporta gli atleti al villaggio olimpico. "Dopo esser diventato pastore della chiesa luterana sono stato proposto dal nostro vescovo al comitato olimpico austriaco, e ho partecipato per la prima nel 2003 ai Mondiali di St. Moritz come cappellano degli atleti  - racconta l'austriaco - Da allora ho avuto il privilegio di svolgere questo ruolo per quattro Olimpiadi".

E di storie Walcher ne ha sentite parecchie in più di 15 anni. "Gli atleti professionisti e gli allenatori hanno difficoltà a fidarsi di qualcuno che non conoscono, io ho costruito un rapporto di fiducia con loro nel tempo. C'è un ragazzo che ho incontrato per la prima volta nel 2003 ai Mondiali di sci e ora sta facendo la sua ultima gara della carriera - ha raccontato - Altri li vedo per la prima volta e hanno solo bisogno di trovare un posto tranquillo e parlare".

Il cappellano tiene una funzione ogni sera di circa 30 minuti, a cui partecipano in media 10-15 persone, a meno che non ci sia un'intera squadra a presenziare. "Ho conosciuto atleti che sono venuti da me per pregare e il giorno dopo sono diventati campioni olimpici. E' un modo molto intimo di condividere le esperienze della vita - ha spiegato l'austriaco - Gli atleti vengono a cercarmi perché a un certo livello di tensione si portano dietro così tante storie  che vogliono solo parlare con qualcuno. Anche i campioni attraversano dei momenti d'ansia, a volte ci sono cose che non puoi dire al tuo allenatore o al tuo compagno di stanza". Ed è in questi frangenti che subentra Joerg, il cappellano amico degli atleti.

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