PyeongChang 2018, Brignone cuore di mamma: "Mi dedico la medaglia"
Per circa 3 minuti si è lasciata alle spalle il senso di inadeguatezza di essere figlia d'arte

Quando il cuore corre, non riesci a fermarlo e il fiato si spezza. Un ultimo sguardo alla pista di fronte, un respiro e giù. Ed è bronzo, per 46 centesimi. Ed è felicità. Un terzo posto dopo la prima manche che ti lascia un piede sul podio, ma a un passo dal poterci scendere. Ma sfidi te stessa e la tua tensione, lotti contro la tua ansia e il tuo essere la tua peggiore nemica. Ti aggrappi al podio. E ce la fai. Questa volta Federica Brignone, 27 anni, è regina italiana del gigante.

Erano vent'anni che mancava una medaglia olimpica nella disciplina, da Deborah Compagnoni a Nagano 1998. Ed è anche la terza italiana di tutti i tempi a medaglia ai Giochi tra i pali larghi: prima di lei solo Giuliana Chenal-Minuzzo, bronzo nel 1952 a Oslo e appunto Compagnoni. Una rivincita e una responsabilità importanti per chi sembrava essersi perso. Ma il guizzo da promessa Federica lo ha dimostrato da sempre: oro ai Mondiali juniores di Garmisch 2009, due anni dopo argento in gigante ai campionati dei grandi sempre a Garmisch. Poi un po' di alti e bassi, cadute e distrazioni. E comunque 23 podi in Coppa del Mondo con 7 successi. Non proprio il nulla.

Ma è riservata Federica, al contrario di compagne di squadra più esuberanti che salgono alla ribalta: ha sofferto per questo ma ha saputo rivoltare in piglio la rivalità con Sofia Goggia. "Quando si sta bene si possono raggiungere dei buoni risultati e poi mentalmente penso di aver fatto un passo avanti e penso oggi di esserci riuscita", dice e il senso della gara è racchiuso nella sua serenità. Tanto da spingerla a un passo in avanti: dedicarsi la medaglia. "Non l'ho fatto quasi mai". Perché c'era sempre qualcuno da ringraziare, sempre qualcuno a cui rendere conto. Ma oggi, sulla pista dello Yongpyong alpine center c'era solo lei: e il fratello Davide che la segue nella preparazione da un anno.

La mamma, l'ex Valanga Rosa anni Ottanta (Maria Rosa Quario) la osserva da lontano: lo sguardo serio di chi è concentrato. Ma è orgoglio. "Lei ha lavorato tantissimo per questo, negli ultimi anni è diventata un'atleta molto professionale, vuole crescere ancora, credo non sia accontenti", spiega. I primi sci ai piedi Federica li ha messi a 18 mesi, nella sua casa di Milano. Quasi naturale con una mamma campionessa e un papà maestro di sci.

A due anni inizia a prendere confidenza con la neve in una piccola strada dietro la casa dei nonni, a Courmayeur. Ed è lì che la nonna Adriana la iscrive a una scuola di sci. Nasce la passione. "Piangevo di rabbia quando i miei genitori non mi svegliavano la mattina per andare a sciare durante le vacanze natalizie per lasciarmi dormire o per il brutto tempo", ha raccontato una volta. Ma nella sua vita ci sono altri amori: la fotografia e il parapendio, il gelato pesca e nocciola. E la sua nuova casa a La Salle in Val d'Aosta che, quando riesce, condivide con il fidanzato, il discesista francese Nicolas Raffort. I

l futuro per lei ora è chiaro: "La festa è appena iniziata, ho ancora tante gare". SuperG, discesa e combinata. Senza freno a mano. Questa volta Federica Brignone, 27 anni, ha saputo gestire l'emozione, per circa 3 minuti si è lasciata alle spalle il senso di inadeguatezza di essere figlia d'arte: una madre campionessa può essere un ingombro pesante nella testa nel momento in cui devi confrontarti solo con te stessa. 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata