Prandelli: Mi piacerebbe tornare in campo, rosico a star fermo

Torino, 18 giu. (LaPresse) - Voglia di ripartire con una ferita aperta. Cesare Prandelli parla così della sua situazione a 'La Gazzetta dello Sport' un anno dopo l'addio alla Nazionale: "Non ho più l'ansia di dover rincorrere qualcosa. Però ho una motivazione forte, diciamo pure che professionalmente sto rosicando, perché mi piacerebbe tornare in campo e far crescere una squadra". L'ex ct azzurro ammette: "La voglia c'è, tanta: mi piace andare a potare gli ulivi, ma anche fare il mio lavoro, e non vorrei che passasse l'immagine di Prandelli come Cincinnato".

Per il suo futuro l'ex tecnico della Fiorentina ha le idee chiare: "Voglio una sfida forte, anche impossibile. Se mi dite un progetto che ha funzionato in Italia negli ultimi vent'anni vi pago un caffè: funzionano se la base è come quella dell'Empoli, del Sassuolo, del Carpi, del Frosinone, del Chievo, realtà che danno il senso della possibilità di fare un lavoro". "Dall'Italia non ho ricevuto nessuna proposta ma la cosa non mi ha stupito. Non so quali siano i criteri guida dei nostri dirigenti e ci sia davvero volontà di disegnare un progetto tecnico", ha detto Prandelli.

"Guardando le partite della Nazionale, in diretta faccio un po' fatica: me le guardo in differita. E' una ferita che resta aperta, è una fine che non ho ancora elaborato del tutto, come quando finisce una storia d'amore", prosegue Prandelli parlando della sua esperienza a Coverciano, terminata con la clamorosa eliminazione al girone ai Mondiali 2014. E sulle voci passate di un interessamento della Juve per lui l'allenatore di Orzinuovi spiega: "Mi cercarono Moggi, Giraudo e Bettega quando ero a Parma. Quando rinnovai con la Fiorentina mi chiamò Secco e la terza volta, con il permesso della Fiorentina, parlai con Bettega, che era tornato ai vertici della società. Ma non se ne fece nulla perché andai in Nazionale". Infine ecco un accenno alla sua esperienza al Galatasaray: "Tutti mi dicono che ho sbagliato ma in quei giorni Unal Aysal, il presidente del Galatasaray, mi apparve come un visionario e a volte i visionari ti fanno vedere il futuro. Io ci credo e gli credetti, anche perché avevo tantissima voglia di rimettere le scarpe da calcio e tornare subito in campo".

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