Pirelli mette in mostra la storia del Motorsport

Milano, 7 set. (LaPresse) - Pirelli, in occasione del Gran Premio d'Italia, apre di nuovo al pubblico il suo archivio storico e mette in mostra le immagini più belle e i documenti più significativi per raccontare oltre cento anni di corse vissute sotto il segno della P lunga. "Si va che è un incanto...Pirelli, storie di gare, piloti, sfide e successi " -questo il titolo della mostra organizzata e ospitata nelle sale della Fondazione Pirelli a Milano dal 12 settembre al 14 ottobre- ripercorre le tappe fondamentali dell'impegno negli sport motoristici della Bicocca, iniziato ufficialmente nel 1904, e con esse i momenti salienti della storia delle gare automobilistiche e dell'evoluzione tecnologica che le ha accompagnate. Un racconto che si dipana non solo attraverso le foto ricordo e gli scatti ufficiali, ma anche per mezzo di lettere, telegrammi, pagine di giornale, dediche autografe, cartelloni e manifesti pubblicitari, in un percorso che riproduce per l'occasione il tracciato della pista di Monza. La mostra si snoda in sette tappe, ognuna in corrispondenza dei tratti più famosi dell'autodromo brianzolo, come la curva di Lesmo, la variante Ascari e la Parabolica. In tali punti il racconto è affidato a una grande parallelepipedo che raccoglie immagini e parole e, partendo da un protagonista, da un episodio o da una automobile, restituisce i momenti salienti di un'avventura fatta di speranze, passione, intuizioni e ricerca.

Protagonisti, oltre alle vetture, alcune delle quali divenute mitiche come l'Alfa P2, la Ferrari 375 o la Brabham BMW degli anni '80, e a piloti come Nuvolari, Ascari, Fangio, Piquet, sono soprattutto gli pneumatici Pirelli. Dagli Ercole, dal diametro enorme e dal battistrada sottile, montati sulla Isotta Fraschini del 1904, ai PZero forniti ai Team di Formula Uno per il campionato 2011, le gomme si sono, infatti, sempre rivelate una componente fondamentale per il rendimento e le prestazioni delle vetture. "Congratulazioni per i vostri Antiderapants che mi permisero di vincere e di abbassare notevolmente - cioè di quattro ore circa - il record precedente", telegrafava da Palermo Felice Nazzaro a Giovan Battista Pirelli per ringraziarlo del contributo dato dagli pneumatici al successo della sua Fiat. Correva l'anno 1913. Il telegramma, uno degli oltre 100 documenti storici della mostra allestita alla Fondazione Pirelli, era firmato: "I trionfatori della Targa Florio". Su quelle gomme spiccava già la P lunga, simbolo che ha accompagnato la storia sportiva e industriale di Pirelli fino ad oggi. Un logo nato quasi per caso nel 1908 per il raid New York-Parigi e che servì per distinguere gli pneumatici "della Bicocca" da quelli della concorrenza, così come oggi i PZero di Formula Uno recano sui fianchi scritte di colore diverso per rendere distinguibile una mescola dall'altra.

A far da costante sottofondo della storia raccontata dalla mostra, c'è l'evoluzione di auto e pneumatici, chiamati a sfide di velocità e rigore tecnologico divenute nel tempo sempre più impegnative, come quella testimoniata da uno scatto del 1937. Immortalati nella foto i tecnici di Maserati, Pirelli e del Centro sperimentale aeronautico intenti nei preparativi del record mondiale di velocità, stabilito scagliando la 4CM 1500 della Casa bolognese su un tratto dell'Autostrada Firenze-Mare. Sfide che una volta vinte sui campi di gara, sono puntualmente diventate lo spunto e la base tecnologica per il continuo miglioramento delle auto e delle gomme destinate a tutti gli automobilisti. Prodotti in grado di coniugare al meglio massime prestazioni ed elevati standard di sicurezza ed affidabilità. La storia industriale e tecnologica di Pirelli, infatti, è strettamente legata alla sua storia nelle competizioni motoristiche, che prende avvio già nel 1897, quando Giovan Battista Pirelli decise di sviluppare delle gomme per una gara motociclistica. Da allora, la Casa milanese ha messo a segno centinaia di vittorie in tutte le competizioni più prestigiose, dalla Formula Uno degli anni '50 e '80 ai Rally, dalla 24 ore di Le Mans a quella del Nurburgring, passando per tutti i campionati su pista e su strada delle derivate di serie. Da quelle esperienze sono nati pneumatici come lo Stelvio, il Cinturato e il PZero, che sviluppati per lo sport, sono diventati standard per le auto di serie, introducendo innovazioni, come la carcassa radiale o il fianco ribassato, che hanno cambiato la storia dell'industria delle gomme.

Piloti e corse, pneumatici e vetture, ma non solo. La mostra "Si va che è un incanto" restituisce schegge di storia del costume e dei costumi. Come gli spalti del vecchio circuito di Monza che assomigliano a gazebo e le suggestioni coloniali di un Gran Premio di Rio de Janeiro del 1925. O immagini rubate dal cinema: Amedeo Nazzari che studia la battuta con Fangio prima del ciak del film "L'ultimo incontro", girato a Monza nel 1950, e Marisa Allasio, che ispeziona un pneumatico truck Pirelli al rally del Cinema del 1957. Uno spazio particolare è dedicato alle campagne pubblicitarie che hanno accompagnato l'impegno nello sport e i prodotti Pirelli che dalle gare automobilistiche sono nati. In primo piano, oltre a minifesti e cartelloni pubblicitari degli anni '30 e '50, due recenti riscoperte dell'Archivio Storico Pirelli: i caroselli di Roberto Gavioli del 1965-1966, restaurati per l'occasione dalla Cineteca Italiana, nei quali Fangio rievoca le sue gesta affiancato da altri grandi piloti, e gli inediti scatti rubati da Ugo Mulas sul circuito di Monza, durante le riprese. Al centro di quelle pubblicità più che un pneumatico c'è il racconto di un'emozione e di una tecnologia, segnando per questa via una tappa miliare anche nella storia della comunicazione. In ultimo, una cascata di PZero Formula Uno immortalata a maggio 2011 nella fabbrica di Izmit in Turchia, dove Pirelli concentra la sua produzione sportiva, che sembra sottolineare come una gomma può anche essere oggetto di elaborazione artistica e filo conduttore di una storia che parte dagli albori dell'industria automobilistica e che non è stata ancora finita di scrivere.

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