Petrucci: Calcio malato di doping legale

Roma, 16 nov. (LaPresse) - "Non ci sto a quello che sta accadendo nel calcio di vertice, basta, non se ne può più. Il calcio di vertice è malato di doping legale". Queste le parole forti con cui il presidente del Coni Gianni Petrucci apre la conferenza stampa da lui convocata in seguito agli ultimi sviluppi sul caso Calciopoli e le ultime iniziative della Juventus.

"Il calcio - ha spiegato il numero uno del Coni - non può essere commissariato, il calcio di vertice sarà commissariato dalla pubblica opinione. Non parlo di tutto il calcio, ma di una parte del calcio di vertice. Parlo del calcio dei furbi", ha ammesso il presidente del Coni. "Oggi - ha proseguito - ogni regola viene aggirata da furbastri e da avvocati che dicono tutto e il contrario di tutto. Ma lo sport è etica, e lo stiamo rovinando tutti".

Di fronte a tutto ciò il Coni sta lavorando per arginare l'ormai frequente fenomeno del ricorso dei club alla giustizia ordinaria. "Porremo delle regole che fermeranno questa arroganza - ha dichiarato Petrucci - Ci difenderemo da questa aggressione, vedremo se serve la linea interna del Coni o la linea interna della legge, pur sapendo che con tutti i problemi che ha il Paese è umiliante chiedere in questo momento di difendere una parte del nostro del mondo". Proprio a tal fine il Coni sta per far nascere una commissione di esperti di diritto composta da Pasquale De Lise, Paolo Salvatore, Piero Alberto Capotosti, Roberto Chieppa e Giulio Napolitano. Il numero uno dello sport italiano assicura che "i tempi per la sua costituzione saranno rapidi". "Ci sono chiare regole - ha aggiunto Petrucci - ma si supera ormai sempre la clausola compromissoria, andando direttamente al tribunale. Questi esperti dovranno dirci se c'è questo superamento, e come difenderci da questi ricorsi perenni ai tribunali".

Il presidente del Coni lancia poi un appello alla Lega Serie A, che domani si riunisce in assemblea: "A loro dico, non attaccate il presidente del Coni, fate qualcosa di costruttivo. Non avete un presidente della Lega da marzo, chi vi impedisce di eleggerlo? Avete visto in Serie B, hanno firmato il nuovo contratto in un amen. Il mio è un messaggio di affetto per il mondo del calcio, non di scontro. Diamoci una regolata", ribadisce ancora Petrucci. "Il calcio è fatto da 15mila società, non esiste solo il calcio di vertice".

Sulla spinosa questione dello scudetto del 2006 assegnato all'Inter, Gianni Petrucci spiega: "Il Coni non può dire se è giusta o sbagliata l'assegnazione di uno scudetto, il presidente del Coni deve far rispettare le regole - ha proseguito - Per me il discorso è chiuso, chi vuole aprire lo apra, ma sappia che creerà dei problemi al calcio italiano. Oggi si vive di credibilità e di curriculum", ha detto Petrucci.

"Una parte del mondo del calcio è costituita da grossi imprenditori, ma non per questo ci mettono paura", ha spiegato Petrucci. "Ieri c'è stata l'ultima sentenza della giustizia sportiva, ora perché dobbiamo proseguire, a chi porta vantaggio?", domanda il numero uno del Coni riferendosi alla dichiarazione di incompetenza del Tnas riguardante la controversia tra Juve, Inter e Federcalcio sulla mancata revoca dello scudetto 2006 ai nerazzurri. "Chi ha più intelligenza la metta al servizio degli altri, questo è l'appello che faccio, anche se probabilmente gli appelli non servono più". E ha ribadito: "Alcuni anni fa andammo dal governo per chiedere stop al Tar, oggi ci si attacca alle virgole per aggirare quella norma".

Quindi, un nuovo invito ai presidenti dei club: "So che con il 99 per cento di loro si può parlare. Domani mi aspetto che prendano atto di quello che dice il presidente del Coni. Se poi vogliono essere aggressivi, Oscar Wilde diceva: 'Ci sono quelli che vogliono parlare di niente, unica materia di cui sanno tutto". Poi ha aggiunto: "I soldi sono vostri, ma le regole le fa del Coni e non le cambierete voi". In chiusura Petrucci si rivolge direttamente al numero uno della Juventus: "Gli Agnelli sono una famiglia che ha fatto grande il calcio - ha detto - A loro dico che fare un gesto non è facile, ma non voglio fare appelli, anche se come presidente devo difendere i diritti del calcio. Che idea mi sono fatto sulla questione? Non ce l'ho e se ce l'ho la tengo per me, per non alimentare ulteriori polemiche", ha concluso Petrucci.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata