Olimpiadi 2026, una brutta figura e Torino torna provinciale

I Giochi invernali sono (quasi) morti per una soluzione all'italiana, che nella realtà è un pastrocchio

Come per le Olimpiadi di Roma, non è ancora una figuraccia ma, poco alla volta, ci stiamo incredibilmente arrivando. I Giochi invernali del 2026 sono (quasi) morti, per citare il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, preso atto della rigidità del sindaco milanese Beppe Sala nel ribadire la centralità di Milano e l'incapacità della collega di Torino, Chiara Appendino, di uscire da un empasse che nei mesi scorsi l'ha portata vicino al baratro dalle dimissioni.

Poi c'è Cortina, che si è infilata di sbieco in questa buffa, grottesca contesa, e che sta a guardare e che spera di recuperare ogni giorno centimetri, metri, chilometri, e che pare sia l'ultima a gettare la spugna. Il 'quasi' di cui sopra si riferisce alla possibilità che le Olimpiadi vengano organizzate non con tre ma con due città, per l'appunto Milano e Cortina. Però senza il sostegno del Governo, senza elargizione di grano, autosovvenzionate dalle candidate: soluzione, questa, che ha trovato l'appoggio un po' perplesso di Matteo Salvini e Luigi Di Maio, i vicepremier, e che ha scaldato in maniera molto tiepida Giovanni Malagò, il presidente del Coni.

Una soluzione all'italiana, nella realtà un pastrocchio. "Siamo ai tempi supplementari", ha detto il numero uno dello sport azzurro, schiacciato e sconfitto pure lui dalle vicende politiche. Il punto è che non ci sono gli eventuali rigori e che i margini di errore sono sotto lo zero. Domani i rappresentanti di Lombardia e Veneto, accompagnati da Diana Bianchedi, si recheranno in pellegrinaggio a Losanna. Tanti auguri. Non ci sarà nessuno del Piemonte, di Torino. Il vuoto intorno alla città che nel 2006 ha ospitato i Giochi dando esempio al mondo di organizzazione e di sobrietà, know-how e montagne buttate nel cestino dell'immondizia chissà perché ma sappiamo da chi: una sconfitta nella sconfitta, per la timida Sindaca e per il Governatore ormai superato a destra e a sinistra, come nel caso della Tav. Provincialismo di ritorno, occasione persa.

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