Olimpiadi 2026, l'Italia candida Milano-Cortina. Il declino di Torino

La sindaca ha chiesto una votazione sui dossier e ha picchiato duro sulla sostenibilità dei costi, ma rischia di trovarsi dinanzi a una sconfitta urticante

C'è poco o nulla di sportivo nella candidatura di Milano-Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026. Nel senso che si tratta di un compromesso politico di fronte al quale il Coni è stato praticamente spettatore, ancorché per un anno il presidente Giovanni Malagò abbia lavorato alla proposta unica della città meneghina - la sola in Italia con una dimensione e una visibilità davvero europee - peraltro assai gradita al Cio. Torino è fuori, ma lo si sapeva da tempo. Ed è fuori male: anche se Chiara Appendino, la sindaca, ha chiesto una votazione sui dossier e ha picchiato duro sulla sostenibilità dei costi, con il rischio di trovarsi dinanzi a una sconfitta urticante; anche se il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, ha proposto la regione e non la città come terza gamba per i Giochi. L'idea nata (e a quanto pare morta) era quella di consegnare il nome e le strutture di Sestriere al Coni e, per estensione del concetto, al Governo. Una scorciatoia, di montagna... Troppo impervia per essere praticata.

L'annuncio lo ha dato Attilio Fontana, il governatore della Lombardia, e a ruota sono arrivati gli "evviva" di Luca Zaia, presidente del Veneto: entrambi battenti bandiera leghista. Dal vicepremier pentastellato, Luigi Di Maio, che nell'ultimo periodo non ha più spalleggiato Appendino nella battaglia torinese, è giunto l'avviso ai naviganti sul contributo economico dell'esecutivo: che dovrà essere pari a zero. I Giochi, ammesso che l'Italia se li aggiudichi superando la concorrenza di Svezia e Turchia, dovranno essere autofinanziati dagli enti locali: che però sono ricchi, al contrario del Piemonte che non naviga nell'oro. E il sottosegretario Giorgetti? Cosa ha detto l'uomo che ha stroncato l'ipotesi del 'tridente'? Niente, perché si era già espresso sulla candidatura a due. Riepilogando: Milano e Cortina avranno il sostegno dell'esecutivo se non chiederanno fondi allo Stato.

Quello che succederà nei prossimi giorni, fino al viaggio in Argentina di Malagò, saranno tecnicismi: la sfida olimpica è appena iniziata, e al Coni sono ottimisti malgrado non esista nulla di scontato. Milano&Cortina hanno un certo appeal, l'isolamento e la solitudine (politica) di Torino un dato di fatto.
 

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