Olimpiadi 2026, Giorgetti: "Senza Milano cade tutto". Sala: "Ci siamo ma da capofila"

Cortina e Torino non sono d'accordo e reclamano pari dignità. Anche il governo ha fatto capire che la candidatura "è dell'Italia". E al Cio entro il 19 settembre attendono notizie da parte del Coni

No tridente no party. La candidatura italiana ai Giochi Olimpici Invernali del 2026 può essere solo di Cortina, Milano e Torino, in stretto ordine alfabetico, altrimenti salta tutto.

Se dopo l'incontro a palazzo Chigi andato in scena martedì ci sono "più certezze che dubbi", questi ultimi rischiano di far saltare il banco. Non quelli del governo, ma quelli di una delle tre punte, nella fattispecie Milano. Il capoluogo meneghino non nasconde la sua volontà di essere la città capofila per difendere il proprio 'brand', ma Cortina e Torino non ci stanno e reclamano pari dignità. Anche il governo ha fatto capire senza troppi giri di parole che la candidatura "è dell'Italia". Questo è l'unico caso in cui Palazzo Chigi, dopo un'ultima analisi costi/benefici, è pronto a dare il via libera assumendo però il controllo della cabina di regia.

"Il progetto sta in piedi, lo abbiamo detto dall'inizio, se tutte le tre città aderiscono a questo tipo di proposta. Se Milano si sfila penso che oggettivamente il progetto cada", il ragionamento del sottosegretario con delega allo Sport, Giancarlo Giorgetti. "Aspettiamo la posizione ufficiale da parte di Milano, che ha detto chiaramente di volere un ruolo - diciamo - di capofila; siamo al 'pour parler', quando ci saranno i passaggi ufficiali decideremo", spiega ancora. Ma tutto ciò potrebbe anche non concretizzarsi e, nel caso, argomenta l'esponente della Lega certificando così pure la possibilità di una fumata nera "non sarebbe una sconfitta per nessuno".

Resta il fatto che al Cio entro il 19 settembre attendono notizie da parte del Coni. Il presidente Giovanni Malagò, sposa la linea governativa ribadendo come la candidatura a tre sia "innovativa e vincente". Chiamato in causa il primo cittadino di Milano risponde con un video messaggio da San Francisco dove sta partecipando alla riunione del C40. "Le Olimpiadi o l'Expo si fanno per valorizzare il brand e oggi la gente nel mondo non si ricorda dell'Expo di Milano sostenibile, ma si ricorda dell'Expo collegato al brand Milano - spiega mantenendo salda la sua posizione - Milano deve essere la prima città indicata nel dossier". "Non è una "questione di arroganza", precisa ma sono 15 mesi "che noi lavoriamo e discutiamo con il Cio e 15 mesi durante i quali il Coni ci ha detto Milano sarà la candidata". La città insomma crede nel progetto olimpico ma "ci devono essere le condizioni".

Intanto dalla lista delle rivali si è sfilata la giapponese Sapporo. Non si tratta certo della rivale più accreditata, che resta Stoccolma, ma è comunque una concorrente in meno. Prima di pensare alle avversarie però la candidatura dovrà superare lo sbarramento più duro, quello interno, che negli ultimi anni ha già tarpato le ali due volte ai sogni di Roma sia per il 2020 (decisione del governo Monti) che per il 2024 (no della giunta comunale M5S guidata da Virginia Raggi). Valicato questo ostacolo la strada potrebbe davvero essere in discesa. 

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