Olimpiadi 2026, comunità Val Susa bocciano Milano: "Sostegno solo a Torino"
La presa di posizione ufficiale da parte dei 10 comuni delle valli che hanno già ospitato i Giochi del 2006

Dalle valli olimpiche protagoniste dell'edizione dei Giochi di Torino 2006 riecheggia un forte no a una candidatura congiunta del capoluogo piemontese con Milano per ospitare la rassegna del 2026.

Il disagio che circolava da tempo in Val Susa, piuttosto 'fredda' all'idea di dover spartire la manifestazione a cinque cerchi con la vicina Lombardia, si è tramutato in una presa di posizione ufficiale da parte dei 10 comuni delle valli che hanno già ospitato le Olimpiadi 2006. "I nostri comuni, i nostri territori, le nostre comunità e i nostri impianti, a fianco ed in squadra solo ed esclusivamente con la Città di Torino, 'ci sono'", si legge nella lettera firmata dal sindaco di Sestriere Valter Marin e indirizzata al presidente del Coni Giovanni Malagò, che solo qualche giorno fa ha candidato al Cio la coppia Torino/Milano.

Il Mi-To però non scalda la comunità montana piemontese, che teme di essere ridotta a un ruolo comprimario. Proprio per questo i comuni olimpici rilanciano le loro ambizioni ricordando "non solo lo straordinario successo dei Giochi del 2006" ma anche "la partecipazione entusiasta di organizzatori e atleti" e la grande affluenza di pubblico in occasione delle gare di Coppa del Mondo di sci svoltesi a Sestriere nel dicembre 2016. E qui arriva la forzatura delle località della Val Susa, che dichiara di essere pronta a mettere a disposizione i propri impianti per affrontare una candidatura olimpica "solo ed esclusivamente con la Città di Torino, contando su un sistema di infrastruttura logistiche sicuramente tra le migliori nel panorama dei possibili competitor".

Resta da capire come si muoveranno a questo punto le autorità piemontesi, dal sindaco di Torino Chiara Appendino al presidente della Regione Sergio Chiamparino, fermo restando che la decisione finale spetterà al Cio. Le strutture presenti nelle valli olimpiche rientrano nei parametri sostenibili su cui si basa l'Agenda 2020 approvata recentemente dal Comitato Olimpico Internazionale, ma questa nuova frattura rischia di complicare il percorso di avvicinamento all'organizzazione dei Giochi. 

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