Mondiali, Luca Messi racconta Leo: E' il ragazzo della porta accanto

Torino, 12 lug. (LaPresse) - L'uomo al quale milioni di argentini si aggrappano per la riconquista del titolo Mondiale "è il classico ragazzo della porta accanto". Parola del pugile Luca Messi, ex campione italiano dei pesi welter e superwelter, che con la stella dell'Albiceleste condivide le comuni origini marchigiane. "Tutti i Messi vengono da Recanati, in provincia di Macerata, e proprio come il trisavolo della 'Pulce', anche i miei bisnonni sono originari di lì", chiarisce a LaPresse l'atleta, nato a Bergamo nel 1975 e cresciuto a Ponte San Pietro. Diversi i destini geografici delle famiglie dei due sportivi: Angelo, l'avo della stella del Barcellona, emigrò in Sudamerica, a Rosario, dove nacque nel 1987 il futuro Pallone d'Oro. Gli antenati del pugile rimasero in Italia. Decine di anni dopo, nel 2012, c'è stato l'incontro dei discendenti o, se volete, dei due mondi. In un albergo di Milano, a cena, Luca Messi ha conosciuto di persona per la prima volta il suo omonimo calciatore, in occasione dell'arrivo a San Siro della 'Pulce' per il match di Champions League tra il Milan e i blaugrana.

"E' un ragazzo umilissimo, potrebbe giocare all'oratorio e per lui sarebbe la stessa cosa", così il pugile descrive il giocatore che aspira a raccogliere l'eredità di Diego Maradona. "Quella sera lui che faceva le domande a me, sulla mia attività, sulla mia carriera negli Usa". A farli incontrare, un conoscente comune d'eccezione: l'attaccante dell'Atalanta German Denis, nazionale argentino. Il 'Tanque' infatti, nei momenti extracalcistici, si rilassa spesso e volentieri con il pugilato: "Una-due volte alla settimana, dopo le partite. Ha stoffa, potrebbe essere un ottimo boxeur". Dopo la cena milanese, i due Messi non si sono più sentiti: "Ma siamo rimasti d'accordo - spiega Luca - che, tramite Denis, quando vorrà, Leo potrà venire da me per qualche lezione di boxe". Il calcio, invece, non è tra le attività predilette da Luca Messi. "Amo giocarlo ma non lo seguo molto", confessa. "Non mi sono sintonizzato spesso sul Mondiale, ad eccezione di Brasile-Germania. La sera dopo gli allenamenti arrivo a casa molto stanco". Ad inizio anno il bergamasco, professionista dal 1998, è tornato a combattere in Italia dopo un lungo stop ed un esilio 'forzato' nei ring di tutto il mondo. Nel 2008, la commissione medica lo aveva fermato dopo il ko subito nel match valido per il titolo europeo superwelter. "Un periodo bruttissimo", racconta Luca Messi, in cui ha fatto i conti "con tutte le occasioni che ho perduto".

Il sospirato rientro ha coinciso con un match proprio nella sua Bergamo. "Tornare davanti al mio pubblico è stata una grande emozione. Voglia di rivalsa contro qualcuno? No, solo soddisfazione personale. Nella mia carriera - chiarisce con orgoglio - ho vinto molto e ho perso altrettanto. Tutte le volte che sono stato sconfitto, però, mi sono poi rialzato con una vittoria". In pratica, la metafora della sua esistenza sportiva. Dove ha rivestito un ruolo anche il mitico Don King, idolo di tutti i boxeur e, pare, pure del Messi calciatore: "Leo mi ha chiesto di dirgli tutto su di lui, di come lo avevo conosciuto", racconta il bergamasco entrato per un periodo nella 'scuderia' del promoter statunitense. Il presente, invece, offre ai due Messi sfide che possono dare un'ulteriore svolta alle loro carriere. L'obiettivo di Luca è chiaro quanto ambizioso: "Voglio tornare campione italiano". Quello di Leo passa dal tempio sacro dal calcio, il Maracanà, dove domani sera potrebbe alzare quella Coppa sognata sin da bambino. Il Messi pugile, da spettatore, confessa la sua sostanziale neutralità in vista della supersfida di Rio de Janeiro. "Da una parte mi piacerebbe vincesse l'Argentina, visto il mio legame 'parentale' con Messi. Ma - aggiunge - sarebbe anche bello veder trionfare una squadra europea, la Germania, in Brasile".

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