Mondiali 2014, De Rossi: Vincerli due volte sarebbe qualcosa di unico

Mangaratiba (Brasile), 18 giu. (LaPresse) - "Sarebbe un sogno incredibile, già solo giocarlo lo è". Queste le sensazioni di Daniele De Rossi dal ritiro di Mangaratiba in Brasile rispondendo ai tweet dei tifosi dal canale ufficiale Youtube della nazionale italiana. "Faccio fatica anche solo a scherzarci su - ha rivelato il centrocampista della Roma a chi gli ha chiesto cosa darebbe per vincere i Mondiali - Vincerlo capita una volta in carriera tra mille giocatori, rivincerlo due volte sarebbe qualcosa di unico. Non so cosa darei, ma farei e farò di tutto. Chi vorrei affrontare in questa Coppa del Mondo? I vari Messi e Neymar sono giocatori che in questa fase non affronterò ma spero di affrontare in semifinale o in finale". Il centrocampista dell'Italia ha rivelato che il compagno con cui ha maggiormente legato è "Andrea Pirlo, dividiamo la camera da ormai otto anni - ha ricordato - Oltre che un compagno di squadra è diventato un amico, è un legame che va al di là del calcio".

Una menzione anche per Insigne e Immobile. "Sono due ragazzi simpaticissimi, ho legato molto anche con loro - ha sottolineato De Rossi - Anche se non li conoscevo quasi per niente prima. Vestire la maglia della nazionale è un orgoglio grandissimo, è quello che sognano tutti i ragazzini che iniziano a giocare a calcio da piccoli. Ci riescono pochi, io a 31 anni ancora mi stupisco e mi sento orgoglioso di questo". A chi gli chiede se sia più bella la spiaggia di Ostia o quella di Copacabana a Rio de Janeiro, De Rossi non ha dubbi: Per me Ostia, anche se a Copacabana non ci sono mai stato, non ci sono riuscito l'anno scorso e credo andrà così anche quest'anno. Per chi è di Ostia non c'è niente di così bello". In chiusuara, una battuta sui suoi modelli da giovane. "Da quando ho iniziato a fare il centrocampista sono sempre stati quei 4 o 5 giocatori - ha rivelato - Roy Keane, Pep Guardiola, Edgar Davids ai tempi della Juve, per poi arrivare a Gerrard, Lampard, Xavi, Iniesta e lo stesso Pirlo. Da romanista poi Rudi Voller e Francesco (Totti, ndr), durante la giovinezza era solo un campione, poi è diventato quello che è diventato".

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