Miccoli in lacrime: Chiedo scusa a Palermo, non sono un mafioso

Palermo, 27 giu. (LaPresse) - "Sono un calciatore e non sono un mafioso". Fabrizio Miccoli si difende dalla bufera che lo ha travolto negli ultimi giorni, con l'indagine che lo vede coinvolto per estorsione e per le frasi pronunciate contro il giudice Falcone. "E' un giorno importante. Dopo quanto successo sono tre giorni che non dormo perché sono uscite cose che non penso assolutamente", spiega l'attaccante in conferenza stampa, con gli occhi lucidi. "L'ho dimostrato con i fatti, al di là della generosità che ho mostrato in questi anni", prosegue Miccoli. "Sono qui perché mi prendo le mie responsabilità", continua il giocatore che chiede scusa "a tutta la città di Palermo, alla mia famiglia che mi ha fatto crescere tra i valori e il rispetto".

"Chiedo scusa alla famiglia Falcone. Ho già contattato - chiarisce - la signora Falcone, mi ha detto che bastava chiedere scusa alla città di Palermo e ai palermitani per accettare le mie scuse. Sono qui per questo". "Oltre alle scuse, spero che mi sia data la possibilità coi fatti di essere presente, sia fisicamente che con altre cose, nella sua associazione", prosegue il giocatore in conferenza stampa. "Questo - aggiunge - è quello che voglio fare".

Miccoli annuncia poi la sua intenzione nell'immediato futuro: "Voglio diventare un testimonial positivo. Purtroppo il mio errore, se ho sbagliato - dice - è che in questi sei anni ho cercato di essere Fabrizio con tutti, sperando di trovare da un'altra parte persone pulite, che mi avrebbero dato amicizia, quella vera. Ho incontrato tantissime persone senza sapere chi fossero. Ho trascurato la mia famiglia per essere uno di voi, uno di Palermo". "Oggi mi rendo conto di aver sbagliato, però - sottolinea Miccoli - più di tutto conta la propria coscienza, stare bene con se stessi. Oggi sento di dire che lo sarò ancora di più quando lo dimostrerò coi fatti. Io non sono un mafioso, sono contro la mafia - ribadisce - e un domani spero mi sarà data la possibilità di dimostrarlo coi fatti".

"Non posso dire cosa ci siamo detti, sono cose che non possono uscire. Mi sento di dire che ho passato cinque ore importanti, dove ho detto quello che mi si richiedeva, e sono uscito molto sereno e contento di quello che è stato l'interrogatorio", così Miccoli in merito all'interrogatorio cui si è sottoposto ieri nella procura di Palermo. "È uscito un altro Fabrizio, una persona dove da tutta questa storia prenderà le cose positive", prosegue il giocatore in conferenza stampa. "A 34 anni - prosegue - devo cercare di mettere da perte le ingenuità che ho sempre avuto, le varie sciocchezze che mi portavo in giro. Devo pensare soprattutto alla vita vera. Mia moglie, i miei figli, le persone che mi stanno vicino e che mi vogliono bene".

"Ringrazio Buffon, mi conosce da una vita. Sa come son fatto io e che persona sono. Lo ringrazio per essermi stato vicino esprimendo un giudizio importante", così Miccoli commenta le dichiarazioni in suo favore pronunciate ieri dal portiere della Nazionale. "Non temo niente per il mio lavoro, prenderò quello che verrà con massima serietà e deciderò poi", spiega il giocatore nella conferenza stampa in cui ha voluto chiarire la sua posizione nella vicenda che lo vede coinvolto in un'indagine per estorsione e per le frasi pronunciate contro il giudice Falcone. "L'importante - prosegue - è che questa storia finisca, perché è quello che desidero e voglio".

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