Malagò attacca il governo: "Non è riforma dello sport, è occupazione del Coni"

Lo sfogo del presidente: "Si passa dal comitato olimpico più importante del mondo ad una bellissima agenzia di viaggi". Giorgetti replica: "Sorpresi dal suo atteggiamento"

Giovanni Malagò non ci sta. Dopo settimane di dichiarazioni 'politically correct', il presidente del Coni si sfoga. L'attacco al governo è frontale. Il capo dello sport italiano parla apertamente di "occupazione" del Comitato Olimpico. Questo, a suo dire, è l'obiettivo del governo gialloverde. Non una "riforma dello sport" ma un modo per ridurre il Coni, "il comitato olimpico più importante al mondo", a una "bellissima agenzia di viaggi". Davanti ai membri del Consiglio nazionale, Malagò arriva al punto di evocare i tempi del regime mussoliniano. "Lo stesso fascismo aveva rispettato quella che era stata la storia del Comitato Olimpico dall'epoca della sua fondazione", dichiara senza indugi.

Nel discorso del capo dello sport italiano c'è spazio anche per l'ironia. Malagò punge: "Io devo rinunciare a questo scudetto, ai cinque cerchi ed alla scritta Coni, forse il secondo marchio più prestigioso in Italia dopo la Ferrari, per uno che si chiama 'Sport e Salute'?", si chiede facendo riferimento alla nuova Spa di nomina governativa che andrebbe a sostituire la Coni Servizi. "Se vai su internet ce ne sono centinaia - aggiunge guadagnandosi la standing ovation  - sono centri massaggi, centri benessere, ma vi rendete conto?". Malagò giura di essere letteralmente 'caduto dal pero' sul tema. "Della riforma - argomenta - non sapevo nulla. Ho cercato di capire e la risposta mi è stata data con grande franchezza e sincerità: è la politica".

Se le parole del numero del Coni sono frecce avvelenate, la risposta che arriva dai sottosegretari Giancarlo Giorgetti e Simone Valente è altrettanto netta. "Ci sorprende l'atteggiamento del presidente Malagò che sa bene che l'autonomia dello sport non è in discussione", dichiarano.  Secondo i due esponenti del governo, il mondo olimpico non è così unito come Malagò vorrebbe far credere. "Molti sono con noi, ci incoraggiano ad andare avanti e così faremo con serenità, sobrietà e senza personalismi sicuri di fare le scelte migliori per il bene dello sport italiano", spiegano. Nessuna legge 'contra personam' ma una semplice "applicazione del contratto che ha dato vita all'Esecutivo". Frasi che Malagò rispedisce al mittente. "Il contratto di governo non dice questo ma il contrario. Si parla di fare ulteriori controlli, di condivisione sui criteri e sulle nomine. Tutto ciò lo sanno bene sia Giorgetti che Valente, l'hanno riconosciuto pure loro con grande onestà". Ed in questo clima di 'Sfida all'O.K. Corral' bisogna continuare a trattare, come da mandato del Consiglio nazionale.

Difficile dire quale possa essere il punto di caduta, anche se qualche spiffero c'è. "Se la riforma fosse partita dal 1 gennaio 2019 io mi sarei dimesso contestualmente", rivela Malagò. Invece, da piano del governo, tutto inizierà nel 2020, l'anno olimpico. "E io - giura il presidente del Coni - non abbandono la barca a pochi mesi da Tokyo". Dal Foro Italico si spinge per posporre tutto al termine del quadriennio che si chiuderà con i Giochi giapponesi, dopo i quali scadrà anche il mandato di Malagò. A quel punto l'attuale presidente, con questi chiari di luna, non si ricandiderà. "Io - conclude con orgoglio - sono stato eletto per essere presidente di un altro Coni. Non vado a fare né il notaio né il becchino del Comitato Olimpico".

 

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