Lucca, doping a giovani ciclisti: 6 arresti e altri 17 indagati
Nel mirino una delle maggiori squadre del ciclismo dilettantistico. Atleti incoraggiati al doping. La tragica storia di Linas Rumsas

Sei persone agli arresti domiciliari e altre 17 indagate. Sono i numeri di un'operazione condotta oggi dalla squadra mobile di Lucca e dagli uomini del Servizio centrale operativo della polizia di Stato nell'ambito di un'inchiesta, coordinata dalla procura lucchese, su un giro di sostanze dopanti somministrate anche a giovani ciclisti dilettanti, che ha preso le mosse dalla morte di Linas Rumsas, promessa del ciclismo e figlio dell'ex ciclista lituano Raimond Rumsas, venuto a mancare, improvvisamente, il 2 maggio scorso.

I sei finiti agli arresti domiciliari sono Luca Franceschi, proprietario della squadra ciclistica lucchese Altopack Eppela, i genitori del patron della Altopack, Narciso Fraceschi e Maria Luisa Luciani, il direttore sportivo del team Elso Frediani, il preaparatore atletico Michele Viola e il farmacista Andrea Bianchi. Per tutti le accuse sono associazione a delinquere finalizzata a commettere più delitti in materia di doping, allo scopo di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti. Luca Franceschi, Frediani e Viola devono rispondere anche dell'accusa di aver commercializzato farmaci dopanti attraverso canali diversi dalle farmacie aperte al pubblico con l'aggravante, per il proprietario del team, di aver commesso i fatti da iscritto alla Federazione ciclistica italiana.

Gli investigatori consideravano sospetti i risultati ottenuti prima di morire da Linas Rumsas, che correva per il Velo Club Coppi Lunata, team ciclistico di Capannori (Lucca), associato all'Altopack Eppela, squadra in Italia tra le prime dieci del ciclismo dilettantistico. Il ragazzo, nelle settimane precedenti la morte, aveva sostenuto delle gare particolarmente dure conseguendo ottimi piazzamenti, di gran lunga superiori a quelli ottenuti in passato, e da subito agli investigatori è apparso fondato il sospetto che l'improvviso decesso fosse da ricondurre all'uso o abuso di farmaci non autorizzati.

Ad avvalorare l'ipotesi, la presenza, tra i direttori sportivi della squadra, del padre, Raimondas Rumsas, ciclista di fama internazionale, arrivato terzo al Tour de France nel 2002, in passato coinvolto, insieme alla madre del ragazzo, Edita Rumsiene, in indagini per traffico internazionale di sostanze dopanti.

L'indagine sulla famiglia Rumsas e sui componenti dello staff della Altopack avrebbe fatto luce sulle pratiche dopanti a cui erano abitualmente sottoposti i ciclisti della squadra, anche giovanissimi che, secondo gli investigatori, erano incoraggiati e favoriti nell'assunzione di sostanze proibite dal direttore sportivo e dal proprietario del team. La somministrazione delle sostanze, prima del decesso di Linas Rumsas, sempre secondo quanto emerso nel orso delle indagini, avveniva nel ritiro della squadra, a Capannori, dove gli atleti hanno vissuto durante la stagione ciclistica; dopo la morte del ragazzo, e per la durata dell'indagine, la somministrazione sarebbe avvenuta nell'abitazione dei genitori del proprietario dell'Altopack.
 


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