L'INTERVISTA Sci, Giorgio Rocca: Dopo flop ai Mondiali serve una riflessione

Di Andrea Capello

Roma, 18 feb. (LaPresse) - Dallo sci alla pista di pattinaggio. Giorgio Rocca sarà una protagonisti del talent di Rai 1 'Notti sul Ghiaccio' che prenderà il via sabato in prima serata. La presentazione ufficiale dello show è l'occasione per raccontare a LAPRESSE questa nuova esperienza e, soprattutto, fare il punto sui recenti Mondiali di sci alpino a Vail/Beaver Creek negli Stati Uniti dove l'Italia è affondata restando mestamente senza medaglie.

D: Dallo neve al ghiaccio. Come si sta approcciando a questa nuova esperienza? R: Sono tecniche diverse. Qui è tutto piatto e sei giudicato da una giuria mentre nello sci lo fa un cronometro però è una bella sfida. Si tratta di una trasmissione Tv dove si gareggia per vincere e questo mi stmola e mi interessa.

D: Quali sono i motivi del flop della nazionale di sci alpino ai recenti Mondiali? R: Sono tanti e diversi fra loro. Ci sono da fare riflessioni sulla gestione tecnica e sulla parte organizzativa. Per quanto riguarda gli atleti, a causa dei motivi detti in precedenza o perché in quei giorni non erano a loro agio sulla neve piuttosto che sui tracciati, non sono riusciti ad essere quello che in coppa del mondo hanno dimostrato ovvero di poter stare davanti agli avversari. Mi aspettavo qualcosa di più, potevamo avere almeno tre medaglie.

D: Esiste un problema psicologico per gli atleti italiani quando arrivano alla gara clou della stagione? R: Anche io sono caduto in momenti importanti (i Giochi Olimpici di Torino 2006 dove nello slalom era il grande favorito, ndr) ma sono anche riuscito a vincere tre medaglie mondiali (due in slalom ed una in combinata. Tutte di bronzo, ndr). E' uno sport con tante variabili e le valutazioni vanno fatte in modo attento. Ma se il tuo obiettivo è arrivare sul podio e vincere forse non da parte di tutti c'è stato l'atteggiamento giusto.

D: Come vede il futuro dello sci alpino italiano? R: Bisogna costruire una base puntando sui bambini e sui giovani. Abbiamo tanti atleti degli sci club che attorno ai 16 anni lasciano perché è più facile uscire con gli amici che svegliarsi presto al mattino e fare sacrifici. E' uno sport duro dove serve anche sostegno economico da parte dei genitori ma allo stesso tempo è bellissimo. Per essere nuovamente seguito dal grande pubblico però servirebbe un campione perché senza il tifoso italiano fa fatica ad appassionarsi.

D: Esiste un nome su cui puntare per tornare a rivivere i grandi trionfi del passato? R: Nomi ce ne sono e ce ne sarebbero, però mancano la continuità e la convinzione di potercela fare. Finché gli atleti non la sentono non possiamo puntare su qualcuno.

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