Giochi olimpici, il Cio non arretra e cerca compattezza
Giochi olimpici, il Cio non arretra e cerca compattezza

Il numero uno del Coni Malagò: "Deadline? C'è buon senso"

Seppur bisbigliata non c'è nessuna deadline ipotizzata per dare l'addio nel 2020 ai Giochi di Tokyo e la speranza è che non si arrivi mai a tracciarla o pronunciarla davvero. Ma il tempo si riduce con una velocità spiazzante e il Cio dopo aver rassicurato in videoconferenza le federazioni degli sport estivi, ha cercato oggi unità e compattezza nel vertice con i comitati olimpici nazionali sulla linea tracciata. Niente panico, non è l'ora delle scelte drastiche ma solo di vedere come uscire da questa situazione cercando di venire incontro il più possibile agli atleti alle prese con una serie di complicazioni evidenti, dalla scelte obbligata della quarantena volontaria all'impossibilità di allenarsi passando per i rinvii e gli annullamenti di diversi gare di qualificazione. Il presidente del Coni Giovanni Malagò, da membro del Cio, ha voluto subito mettere in chiaro che dalla riunione si è partiti da un principio, "la salute davanti a tutto poi si naviga a vista". Il resto è tutto da capire e da valutare tenendo la barra dritta fin quando è possibile. "Il presidente Thomas Bach ha avuto un esplicito e unico riferimento alla situazione dell'Italia e gli ho raccontato che quello che stiamo facendo nello sport è la cosa più giusta e doverosa. E gli altri stanno venendo dietro alla spicciolata. In questo momento c'è grandissima compattezza nei comitati olimpici anche se c'è stata sottovalutazione. Vedi ciò che è accaduto al torneo di pugilato a Londra. Il documento di base del Cio scandisce i principi fondamentali, da qui a quando non lo sa nessuno. E Bach su questo è stato molto chiaro, onesto e trasparente", ha dichiarato Malagò. Che sulla deadline è ancora più chiaro: "Non c'è questa data. Non ci potrà essere, secondo me. Si deve andare con il buon senso. Oltre una certa data non puoi fisicamente andare. Ma è una questione aritmetica. Nella testa di chi conosce il nostro mondo non si può andare oltre l'ultima settimana di maggio o la prima di giugno, per ovvi motivi. Se c'è un inasprimento della situazione sanitaria o un miglioramento tutto questo può essere anticipato posticipato", ha aggiunto.

Resta però da fronteggiare qualche malumore e scetticismo interno che arriva non solo dai comitati olimpici nazionali come quello spagnolo che 'pur sostenendo il Cio in tutte le misure adottate dalle Federazioni Internazionali", denuncia "l'impossibilità da parte dei propri atleti di potersi allenare. "Se questa situazione dovesse trascinarsi non saremo in grado di arrivare a Tokyo nelle migliori condizioni. E come noi, diversi paesi", ha fatto sapere il presidente del comitato olimpico spagnolo, Alejandro Blanco. Ma anche alcuni membri Cio hanno alzato il livello di allarme criticando indirettamente lo stesso Bach. Hayley Wickenheiser, ex atleta canadese, 4 volte oro olimpico nell'hockey su ghiaccio, e membro del Comitato Olimpico Internazionale in rappresentanza degli atleti ha parlato di piani del comitato olimpico "insensibili e irresponsabili" facendo notare in un tweet che "questa crisi è più grande persino delle Olimpiadi. Non sappiamo cosa accadrà nelle prossime 24 ore, figuriamoci nei prossimi tre mesi". E anche gli stessi atleti iniziano a farsi sentire. L'atteggiamento risoluto del Cio ha determinato risposte critiche da parte di numerosi atleti, tra cui la campionessa greca di salto con l'asta Katerina Stefanidi ("Ci stanno mettendo a rischio") e dell'eptatleta britannica Katarina Johnson-Thompson che ha dichiarato di sentirsi "sotto pressione e mantenere la stessa routine è impossibile". Non a caso proprio oggi il Cio ha fatto sapere sapere agli atleti che si sta vivendo una "situazione eccezionale, che richiede soluzioni eccezionali". E che non esiste di fatto una soluzione ideale.

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