Ginnastica, abusi dell'ex medico Usa e il dolore della Biles: "Non mollerò"
La stella della ginnastica su Twitter: "Ora non ho più paura di raccontare la mia storia"

L'hashtag #MeToo, ormai tristemente diffuso, è il simbolico cordone che lega le tante, troppe donne che hanno trovato la forza di denunciare le violenze sessuali subite. Espressione del dolore delle vittime di molestie e abusi, che tuttavia hanno scelto di denunciare, seppur con immensa fatica quanto vissuto. Dal mondo del cinema, è arrivato anche a quello dello sport.

Infatti la ginnastica statunitense è stata sconvolta dallo scandalo esploso meno di un anno fa quando poco alla volta centinaia di atlete hanno deciso di uscire allo scoperto dopo mesi se non addirittura anni di silenzio. Le giovanissime ginnaste hanno raccontato di essere state molestate e abusate dall'ex medico della squadra Larry Nassar. Quest'ultimo, all'inizio di dicembre 2017, è stato condannato a 60 anni di carcere dal tribunale del Michigan per tre capi di accusa di pornografia infantile. In realtà erano sette i capi d'imputazione (dei 22 originari) attribuiti all'ex dottore e per i quali a testa bassa Nassar si era dichiarato colpevole la scorsa estate. A breve comincerà il processo per le violenze sessuali, per il quale Nassar rischia l'ergastolo, dato che gli sono stati imputati oltre 100 casi di aggressione sessuale.

E intanto continuano a piovere accuse contro di lui. L'ultima, in ordine di tempo, è stata quella della campionessa olimpica Simone Biles. La ginnasta americana si è affidata a un lungo post pubblicato su Twitter per dare inizio a una confessione tanto meditata quanto sofferta. "La maggior parte di voi mi conosce come una persona allegra ed energica ma ultimamente mi sentivo logorata e più ho cercato di mettere a tacere le voci che avevo nella mia testa e più queste urlavano forte. Ora non ho più paura di raccontare la mia storia. Anche io sono una delle tante sopravvissute che sono state abusate sessualmente da Larry Nassar". Inizia così il racconto dell'orrore di una delle stelle più luminose della ginnastica mondiale. "Ho riflettuto molto e ho esitato prima di condividere la mia 'esperienza', ma ora so che non è colpa mia", prosegue la Biles, "non è normale ricevere quel tipo di trattamento definito 'speciale'. Quel comportamento è completamente inaccettabile e disgustoso, soprattutto quando arriva da colui in cui avevo fiducia".

 

 

Parole che colpiscono e che rendono man mano idea dell'angoscia in cui queste ragazze sono piombate. "Per troppo tempo mi sono chiesta dove avessi sbagliato, se fossi troppo ingenua. Ma adesso so la risposta: io non ho commesso alcun errore. Non posso portare sulle mie spalle le colpe di Nassar, della Federazione americana e di altri", ammette la ginnasta. Un senso di frustrazione e il timore di non essere credute che per anni soffoca il grido d'aiuto che le donne vittime di violenze provano a lanciare. "Mi distrugge pensare che per prepararmi al meglio alle Olimpiadi di Tokyo 2020 dovrò fare avanti e indietro dal centro di allenamento dove sono stata abusata", aggiunge la Biles, che a questo punto vuole essere d'esempio a chi, come lei, ha vissuto quei tragici momenti ma continua a sentirsi schiacciata da quell'infamia. "Esigo che non sia quell'esperienza agghiacciante a descrivere la mia persona. Io sono molto di più. Sono unica, passionale, motivata e di talento. Ho promesso a me stessa di non mollare mai. Tornerò a gareggiare mettendo tutto il cuore e tutta la mia anima. Non lascerò che un uomo possa spazzare via la mia gioia e l'amore per il mio sport", ha detto. Prima della Biles, Nassar era stato accusato anche da altre tre plurimedagliate olimpiche: Aly Raisman, McKayla Maroney e Gabby Douglas. In mezzo a tanto dolore colpisce la voglia di ricominciare di queste giovani donne che vogliono lasciarsi alle spalle una fase terribile del proprio passato, ricominciando dall'amore per lo sport.

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