Figc, da Lnd via libera a Tavecchio per candidatura. Ma Agnelli attacca

di Andrea Capello


Roma, 8 lug. (LaPresse) - Poco più di 1.5 km a piedi. E' lo spazio che intercorre fra Piazzale Flaminio, sede della Lega Dilettanti, e la Camera dei Deputati, dove il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, ha partecipato insieme al numero uno del Coni, Giovanni Malagò, al convegno 'L'impatto economico nello sport'. Fra il numero uno della Lnd, Carlo Tavecchio, è quello della società campione d'Italia però la distanza è abissale. In mezzo a loro la presidenza della Figc, lasciata vacante da Giancarlo Abete dopo il flop mondiale, e l'assemblea elettiva indetta per l'11 agosto. In mattinata Tavecchio ha ricevuto dal Consiglio Direttivo della Lnd la richiesta unanime di proporre alle altre componenti federali la propria candidatura per la prossima presidenza. Nei prossimi giorni - ha detto il 'candidato in pectore' - prenderò contatti con tutte le componenti federali con l'auspicio della maggiore condivisione possibile sui programmi necessari per il raggiungimento dei risultati che milioni di appassionati giustamente si aspettano dalla grande tradizione calcistica italiana. I nostri club e le nostre nazionali dovranno tornare ad occupare le posizioni di vertice del calcio mondiale che ad essi competono e per farlo dovremo lavorare tutti insieme, senza divisioni, forti del grande patrimonio tecnico del calcio italiano".


Un invito al lavoro comune per uscire dalla crisi politica in cui è caduta la Figc rispedito al mittente dal numero uno della Juventus. "In ambito internazionale alla Uefa ed all'Eca ci sono due grandi ex calciatori come Platini e Rummennigge. Loro hanno conoscenza ed autorevolezza e quando entrano in una stanza dove si parla di calcio la gente schizza in piedi perché la riconosce. Farei fatica immaginare che lo stesso trattamento posso essere riservato ad una persona come Carlo Tavecchio", ha detto Agnelli mettendo in luce come, a suo dire, il presidente dei Dilettanti: "ha un forte supporto di Carraro e quindi sappiamo che ha un forte supporto da quello che è un sistema che viene da lontano". Per Agnelli l'identikit di chi dovrà prendere in mano la Federcalcio, "che ha bisogno di un cambiamento profondo, di un riformista e non di un ponte che si traghetti verso le prossime elezioni", è chiaro. Manca solo il nome: "Albertini? Questo non lo dico io, lo dite voi - ha spiegato - ma comunque corrisponde senz'altro a questo identikit, così come possono essere Cannavaro, Vialli, Costacurta. Sono giocatori del recente passato che hanno sufficiente esperienza dirigenziali e manageriali".


"Noi - aggiunge - guardiamo alla generazione di giocatori che hanno giocato a cavallo degli anni 2000. Sicuramente è gente che saprebbe rappresentare il calcio in maniera importante. È altresì importante la classe dirigente che li accompagnerebbe in questo percorso. Perché da soli nessuno riuscirebbe a cambiare la Federcalcio attuale e ad apportare le riforme che servirebbero". Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, resta giustamente 'super partes' nella questione ma ricorda che l'eventuale commissariamento della Figc: "è un diritto ed un dovere se non si dovesse eleggere il presidente federale il prossimo 11 agosto nell'assemblea elettiva". L'auspicio del campo dello sport italiano resta comunque quello che si trovi una candidatura "che abbia il più alto consenso possibile in modo che venga condivisa con le persone che hanno voce in capitolo all'interno della federazione ma non voglio, posso e devo esprimere nomi".


Gli strali di Agnelli hanno colpito anche l'ex presidente Abete, che si è dimesso "in un momento dove farsi da parte non era il gesto di cui aveva bisogno il calcio". A questo punto, secondo Agnelli, l'inquilino di Via Allegri: "per coerenza dovrebbe dimettersi anche dalle altre posizioni alla Uefa ed al Coni". Secondo il presidente della Juve, quello di tramutare l'assemblea già fissata per l'11 agosto: "è stato un gesto irresponsabile con il quale non concordo". Ora però il dado è tratto ed il tempo corre: "Sappiamo che dobbiamo riflettere e lo faremo con serenità - ha concluso Agnelli - io per primo e chi è vicino a idee come la mia, vogliamo solo il bene del calcio e prima di prendere una decisione e coagularci effettivamente attorno ad un'unica persona la riflessione va fatta fino in fondo".


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