F1, Ferrari e Vettel con le spalle al muro dopo il flop a Monza
Troppi errori per il pilota tedesco, ma la colpa non è solo sua

Dopo la pole di Kimi Raikkonen davanti a Sebastian Vettel, la Ferrari era la grande favorita per la vittoria del Gran Premio d'Italia, ma l'errore al via del pilota tedesco e una strategia perdente hanno rivelato ancora le debolezze del team di Maranello nei confronti della Mercedes. L'appuntamento con il successo a Monza, che manca dal 2010 è ancora rimandato, così come rischia di essere rimandato anche quello con il titolo Mondiale che la Rossa non conquista dal 2007 con Raikkonen. La debacle è stata difficile da digerire per le migliaia di tifosi presenti sugli spalti e che poco sportivamente hanno poi fischiato Lewis Hamilton sul podio. In casa Maranello c'è però da fare il mea culpa, perché la chiave della sconfitta non è stata solo l'errore al via di Vettel.

Proprio il pilota tedesco, quattro volte campione del Mondo con la Red Bull dal 2010 al 2013, ha dimostrato ancora una volta scarso sangue freddo nei momenti cruciali della corsa e troppo nervosismo che lo portano a commettere errori da principiante. E se negli anni scorsi avendo una macchina inferiore certi errori avevano un peso minore, quest'anno che la Ferrari ha dimostrato di avere una monoposto almeno alla pari se non superiore alla Mercedes fanno certamente molto più male. Il contatto con Hamilton alla seconda chicane di Monza è da imputare alla troppa foga di Vettel di non farsi superare. Il ferrarista ha definito "idiota" la manovra di Hamilton, che al contrario è sembrata del tutto legittima come confermato anche dalle immagini in tv.

"Ho dato il massimo per la squadra e specialmente per i tifosi. Purtroppo la nostra gara è stata persa in quel momento", ha detto un Vettel visibilmente amareggiato dopo la gara. Parole a cui ora dovranno seguire i fatti, che fino ad oggi dicono che il tedesco quest'anno ha commesso già tre gravi errori che hanno compromesso la lotta per il Mondiale. Il fallito sorpasso a Bottas in Azerbaigian, lo scontro con lo stesso finlandese della Mercedes in Francia e il fuori pista sotto la pioggia in Germania, a cui si aggiunge quello di domenica a Monza, sono costati oltre 60 punti a Vettel. Una situazione non dissimile da quanto avvenuto nel 2017, dove i contatti con Hamilton in Azerbaigian, Raikkonen e Verstappen a Singapore, gli erano costati il titolo.

Dal canto suo Hamilton ha saputo mantenere i nervi saldi alla perfezione, come dimostra la vittoria su un'auto meno performante della Ferrari e contro i fischi dei tifosi della Ferrari. Con undici podi in quattordici gare, contro gli otto di Vettel e i nove di Raikkonen, l'inglese della Mercedes è il pilota più consistente nel 2018, da qui il suo vantaggio di 30 punti complessivi nella classifica mondiale. "E' un bel distacco ma con il sistema di punti attuale abbiamo margine di recupero", ha detto ancora Vettel. Se le Rosse hanno superato la Mercedes in termini di prestazioni in pista quest'anno, devono ancora fare dei progressi nella strategia e nel gioco di squadra, entrambi fondamentali in F1.

La Ferrari è infatti caduta ingenuamente nella trappola tesa dalla Mercedes, che 'fintando' un cambio gomme di Hamilton, ha convinto il team di Maranello a richiamare Raikkonen al pit-stop troppo presto. Reintrato in pista, il finlandese della Ferrari è poi rimasto bloccato dietro il connazionale delle Frecce d'Argento Valtteri Bottas finendo per usurare le gomme. Il sorpasso finale di Hamilton è stata una diretta conseguenza, inevitabile. Ora c'è soltanto da voltare pagina e pensare al Gran Premio di Singapore, con 7 gare ancora da disputare la lotta per il Mondiale piloti e per quello costruttori (+25 il vantaggio della Mercedes) non è ancora chiusa. "Ora, l'importante è reagire come squadra, in modo ordinato e determinato", ha detto il team principal Maurizio Arrivabene. Ma da qui alla fine la Ferrari e Vettel non hanno altra scelta se non quella di provare a vincere sempre.
 

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