La legge di Hamilton in Ungheria. Ferrari: sosta per studiare riscatto
La legge di Hamilton in Ungheria. Ferrari: sosta per studiare riscatto

Il campione in carica è tornato sul gradino più alto del podio. Scarsa competitività delle Rosse nel weekend ungherese

Dall'Hungaroring arriva il messaggio di Lewis Hamilton, diretto e preciso come il 'gancio' di un pugile. Che nessuno pensi di mettere in discussione il suo regno. Dopo la folle domenica di Hockenheim da etichettare come incidente di percorso, il campione in carica nonché leader della classifica è tornato nel posto che più ama occupare: il gradino più alto del podio. Un successo in rimonta, figlio di un'impeccabile strategia di squadra e voluto dal pilota con le unghie e con i denti, strappandolo a colui che nelle ultime uscite più è sembrato potergli creare grattacapi: Max Verstappen. L'olandese, vittorioso in Germania, scattava dalla pole, non sbagliava stavolta la partenza e puntava al magico bis che gli avrebbe consentito un pieno di speranza verso il difficile obiettivo remuntada. Ma le gomme lo hanno tradito ed è arrivata implacabile la zampata del re leone. In una gara tiratissima, Hamilton ha ricacciato l'urlo di gioia in gola al rivale con un sorpasso a tre giri dalla fine. Festa rovinata in casa Red Bull e altro passo in avanti in casa Mercedes per la riconferma del titolo. Per Verstappen il paradiso può attendere: il giovane non ha ancora superato il maestro. E con il trionfo dell'Hungaroring, Hamilton centra un doppio obiettivo: allungare ancora in classifica mondiale, toccando più 62,  approfittando della giornata-no dello 'scudiero' Valtteri Bottas in netta fase di declino e proprio nella fase più delicata della stagione, impartire una lezione al rampante rivale e lanciare un messaggio al gruppo inseguitore. Miglior modo per presentarsi alla sosta di agosto per il britannico non poteva,  francamente, esserci.

La gara ungherese, dunque, sembra ristabilire le solite gerarchie che a dir la verità non erano mai state messe in dubbio. La tirannia Mercedes e del suo portacolori è destinata ancora a durare: gli impressionanti numeri che può vantare il campione di Stevenage non mentono. Vittoria numero 81, a -10 dal mito Schumacher, la settima  in Ungheria. E ancora: 144° podio in carriera, gioia numero 60 da quando è al volante della Mercedes. E la Ferrari? Il secondo posto di Vettel in Germania aveva riacceso una fiammella di speranza e, sulla carta, garantito al tedesco un'iniezione di fiducia in una stagione fino a qui amara di soddisfazioni. Senza contare che su  questo tracciato la Rossa, nelle ultime stagioni, si era ritagliata un ruolo da protagonista. Seb, partito dalla quinta posizione, è riuscito a salire nuovamente sul podio dopo il sorpasso negli ultimi giri sul compagno Charles Leclerc che andava a caccia di riscatto dopo il ritiro ad Hockenheim e in parte c'è riuscito dopo l'errore in qualifica. Ma c'è aria di mestizia in casa del Cavallino. Il distacco di oltre un minuto alla bandiera a scacchi la dice lunga sulla scarsa competitività delle Rosse nel weekend ungherese. "C'è la consolazione di essere saliti sul podio in una corsa nella quale sapevamo che avremmo faticato", ha commentato a fine gara Vettel.

"Oggi semplicemente non  avevamo il passo dei nostri rivali. La sosta arriva a pennello e anche i prossimi appuntamenti in calendario strizzano l'occhio alla Ferrari. Tra un mese il Circus  riprenderà in Belgio, cui seguirà l'appuntamento di Monza. Tappe che sulla carta si adattano alle caratteristiche delle Rosse. Ma contro un Hamilton così, occorrerà  rasentare la perfezione. Vettel ha espresso parole di ottimismo: "Sono piste sulle quali dovremmo poter essere più competitivi. Sappiamo di avere ancora del potenziale da estrarre dalla SF90, dobbiamo lavorare ma sono convinto che ci sia margine per ottenere risultati migliori".

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