Doping, stop Alex Schwazer fino ad aprile 2016: Ma sogno ancora Rio

Roma, 12 feb. (LaPresse) - Ulteriori tre mesi di squalifica arrivano sul groppone del marciatore Alex Schwazer ma una piccolissima speranza di poter prendere parte ai prossimi Giochi Olimpici di Rio 2016 resta accesa. L'atleta altoatesino, già squalificato fino al 29 gennaio 2016 per la positività al doping prima delle Olimpiadi di Londra 2012, è stato fermato per ulteriori 3 mesi (fino al 29 aprile) dalla seconda sezione penale del Tribunale nazionale antidoping che lo ha giudicato colpevole per l'elusione del controllo a sorpresa che il 30 luglio 2012 gli ispettori della Wada volevano effettuargli ad Oberstdorf in Germania a casa dell'allora fidanzata Carolina Kostner (che per 'complicità' è stata squalificata per 1 anno e 4 mesi, ndr). Lo stop di Schwazer è stato mitigato dalla sua collaborazione fattiva "per l'accertamento di violazioni in matieria di doping commessi da terzi". Per lo stesso motivo l'oro di Pechino 2008 spera nei prossimi mesi di ricevere una ulteriore riduzione della prima sanzione e poter rientrare alle gare il prima possibile.

Dopo la sentenza Schwazer, al fianco del suo legale Gherard Brandstaetter, ha snocciolato una serie di dati ematici per dimostrare che, escluso il 2012, tutti i risultati ottenuti in precedenza erano assolutamente puliti. Inevitabile anche un passaggio sulla ex fidanzata Carolina Kostner. "Mi spiace per Carolina perché tutto è nato da un mio errore però ora con il senno di poi è facile. Non volevo fare il controllo a casa sua perché avevo dato la reperibilità presso la mia abitazione. E' stata una questione di attimi. Lei con il doping non c'entra niente e soprattutto quanto accaduto è colpa mia", le sue parole a riguardo. Niente ritorni di fiamma, però: "Se sono ancora innamorato di lei? Quando hai vissuto un'esperienza come la nostra continui a rispettarti - aggiunge - ma è difficile per il momento vederci insieme e poi io non credo alle zuppe riscaldate".

Il tasto su cui Schwazer batte più volte e però quello del ritorno alle gare e da atleta pulito. "Spero mi venga data la possibilità di fare un progetto dove io possa dimostrare la mia trasparenza anche rinunciando a parte della mia privacy (pubblicazione giornaliera dei valori sensibili online, ndr)- argomenta - La gente ha bisogno di vedere che si può vincere anche senza doping". Per farlo il marciatore vorrebbe affidarsi al professor Sandro Donati, attuale consulente della Wada. Schwazer racconta poi i suoi allenamenti giornalieri: "Le condizioni generali sono buone - dice - penso che in una 20km preparandomi bene potrei fare meno di 1h20' ed in una 50km 3'40 ma sono solo ipotesi". Ad ostacolare il sogno a cinque cerchi dell'atleta di Racines, oltre alla squalifica che senza ulteriori riduzioni lo taglierebbe quasi automaticamente fuori dai Giochi, anche la Fidal che prevede di scegliere i marciatori per i Giochi entro la fine del 2015 in base ai risultati dell'anno. "Non voglio rubare il posto a nessuno ma se tornassi ai miei livelli...", dichiara Schwazer prima di lasciarsi andare ad un'uscita più tagliente. "Ora i rapporti con la Fidal sono zero ma quando si avvicinano le Olimpiadi e servono delle medaglie magari si avvicinano di più - spiega - Voglio solo tornare ai miei livelli e fare i miei tempi, poi se decidono di portare Rubino (un collega marciatore che in passato ha avuto parole dure nei suoi confronti, ndr) ed arrivare 20esimi, facciano loro".

Ma se non sarà Rio il 30enne Schwazer, vista la sua età, non ha nessuna intenzione di mollare la presa. "Sarebbe bello avere un obiettivo vicino, posso anche dire aspetto Roma 2024 ma non è così (sorride, ndr). In ogni caso se non sarà l'Olimpiade sarà per il mondiale del 2017". Anche se dichiara di non voler guardare al passato il pensiero conclusivo di Schwazer è proprio sui dolorosi momenti del 2012 e la richiesta di supporto. "Dopo Londra è venuto un momento nel quale non pensare più alla prossima gara ma di risolvere i miei problemi come uomo - rivela - Già in precedenza avevo avuto dei colloqui con un psicologo ma solo una terapia vocale e non ho visto grandi cambiamenti, poi ho conosciuto uno psichiatra bravissimo (il prof Joseph Schwitzer, ndr) dell'ospedale di Bressanone che, anche con l'ausilio dei farmaci mi ha aiutato tantissimo". Lo Schwazer essere umano, insomma, è riuscito ad uscire dal tunnel. La sua speranza è che abbia una chance di farlo anche l'atleta.

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