Doping, ex capo Wada: Non sono sorpreso, il sistema Russia era evidente

Melbourne (Australia), 11 nov. (LaPresse/Reuters) - L'esplosivo report sul sistema antidoping della Russia non è stata una sorpresa per l'ex presidente della Wada, l'agenzia mondiale dell'antidoping John Fahey il quale, durante la sua permanenza in carica, ha nutrito seri dubbi circa l'impegno del paese nel perseguire le violazioni contro il doping. Alla guida dell'agenzia per sei anni, fino al 2013, uno degli ultimi atti di Fahey come presidente è stato quello di sospendere l'autorizzazione al laboratorio di Mosca dopo che una verifica ha rilevato che non era riuscito a soddisfare gli standard. Ieri lo stesso laboratorio è stato nuovamente sospeso dopo che una commissione indipendente istituita dalla Wada ha rivelato la distruzione di campioni e le tangenti intascate dal personale per coprire i risultati positivi degli atleti.

"Il rapporto di certo non mi ha sorpreso", ha detto Fahey in un'intervista telefonica con Reuters. "Abbiamo tenuto la Russia sotto costante vigilanza durante la mia gestione. Era evidente che non stavano facendo abbastanza nei loro sforzi contro il doping". Fahey ha spiegato che la Wada ha regolarmente esternato le sue preoccupazioni sulla Russia al Comitato Olimpico Internazionale. "Abbiamo fatto tutto il possibile - ha aggiunto - per cercare di migliorare gli standard dell'attività antidoping in Russia, abbiamo fatto capire al Cio le nostre preoccupazioni su base regolare".

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