Tokyo 2020, anche premier Giappone apre al rinvio. Canada e Australia: Non andiamo
Tokyo 2020, anche premier Giappone apre al rinvio. Canada e Australia: Non andiamo

Il CIO prende in considerazione lo slittamento dei Giochi. Molti Comitati nazionali per un rinvio al 2021

 Ora che si è evidenziata la crepa il muro rischia di crollare. L'annuncio del Cio di prendere in considerazione il possibile slittamento dei Giochi in programma questa estate, ha spinto anche il governo giapponese a non 'sottovalutare' questa ipotesi facendo di fatto intendere che il rinvio e tra le soluzioni più concrete che sono state messe sul tavolo. Il premier Shinzo Abe ha accennato ieri per la prima volta a questa possibilità dopo che il presidente del comitato organizzatore olimpico di Tokyo, Yoshiro Mori, aveva dichiarato di appoggiare la decisione del Cio di rivedere il piano esistente. Abe, che nei giorni scorsi aveva difeso con tenacia l'idea di poter organizzare il grande evento sportivo nella sua "forma completa", è stato molto chiaro: "Se è difficile svolgere i Giochi in questo modo, dobbiamo decidere di rimandare, dando priorità alla salute degli atleti". Ha poi rassicurato affermando che con il Cio il Giappone condivide la stessa opinione, quella che una cancellazione non è nemmeno messa in discussione ma ha poi ammesso che al momento attuale organizzare i Giochi non sarebbe possibile. Le crepe si stanno allargando anche perchè alcuni comitati olimpici nazionali non solo hanno caldeggiato il rinvio (tra questi si è unita anche la Germania) ma hanno annunciato di rinunciare ai Giochi. Quello canadese, spalleggiato anche dalla commissione atleti, e australiano hanno annunciato di aver preso la decisione di non inviare squadre alle Olimpiadi di Tokyo quest'estate invitando il Cio a rinviare i Giochi di un anno. L'idea di spostare l'Olimpiade di qualche mese, ad ottobre ricalcando in qualche modo i Giochi del 1964, non sembra raccogliere molti consensi (anche in questo caso c'è il no della Germania), proprio per l'incertezza sulla effettiva uscita dalla crisi. I tempi sembrano infatti essere troppo ristretti per una globale uscita dal tunnel. Su questo punto il presidente della Federbasket, Gianni Petrucci, ex presidente del Coni, è stato chiaro. "Ripeto la mia perplessità sulla data d'inizio del 24 luglio. Al villaggio già tempo prima arrivano nazionali e dirigenti, c'è chi si deve abituare al fuso orario. Anche rinviare di un mese non ha significato. Oggi devono essere sentite le federazioni nazionali. Farò quello che mi suggeriranno le leghe nazionali. Si può riprendere tra tre mesi come se nulla fosse? E noi siamo l'Italia, con i morti fuori casa. Come può essere che non ci sia la minima sensibilità? So benissimo che il rinvio di qualche mese di un anno o due porterebbe cifre pesanti. Ma di fronte c'è la vita umana", ha dichiarato Petrucci. "Si riparte a porte chiuse? Mah, è sport? Vuol dire che non abbiamo la certezza che la pandemia sia stata sconfitta. Si tratta di una pandemia che difficilmente in 3-4 potrà essere debellata. Rinviare di un mese significa pensare che ci siano dei problemi. Ma ci saranno dei problemi", ha aggiunto. In Giappone però fino a nuove disposizioni si continua a tenere vivo il sogno olimpico. Giovedì partirà il percorso della torcia olimpica. Nessun cambio di programma. Per ora. Ma la fiamma appare sempre più fioca. Sarà comunque un percorso ampiamente condizionato da misure restrittive per evitare che le persone non affollino le strade, come a Sendai dove si sono radunati in 50 mila per vedere da vicino la torcia. Tutti uniti, all'inseguimento di una normalità che non c'è.

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