Coni, Malagò vara riforma giustizia sportiva: Un dovere fare questo passo. Abete contrario

Roma, 18 dic. (LaPresse) - Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, lancia la riforma della giustizia sportiva mantenendo la promessa fatta al mondo dello sport in sede di elezione. "Una rivoluzione", frutto del lavoro fatto in questi mesi con i fidati Roberto Fabbricini, Carlo Mornati e Francesco Soro, la definisce senza mezzi termini il numero uno dello sport italiano. Le novità riguardano innanzitutto l'abolizione dell'Alta Corte, del Tribunale Nazionale Arbitrale dello Sport e della Commissione Nomine. Al loro posto prendono vita nuovi organismi. Nasce il Collegio di Garanzia dello Sport che sarà presieduto da Franco Frattini, ex ministro degli Esteri. Il Collegio ricalcherà le funzioni che nell'ordinamento dello Stato sono proprie della Cassazione, sarà diviso in sezioni e potrà giudicare su questioni di legittimità, rinviando eventualmente in alcuni casi la decisione all'organo federale giudicante che però dovrà essere composto diversamente dal primo giudizio.

Si instaura pure la nuova struttura della Procura Generale dello Sport che sarà presieduta dal Generale di Brigata dei Carabinieri Enrico Cataldi, comandante del Racis (al scientifica dell'Arma dei Carabinieri, ndr). Il compito del 'Super Procuratore' sarà di vigilare su tutte le Procure federali, potrà segnalare casi sfuggiti ai singoli procuratori oppure in caso di superamento dei termini di indagine o di omissione di atti di indagine. Le nomine dei due nuovi Organi saranno fatte da una Commissione di Tutela, formata dal Presidente Annibale Marini, Luigi Fumagalli e Carlo Deodato. Nella prossima Giunta verrà inoltre nominata anche una commissione speciale che che dovrà redigere un Testo Unico di Giustizia Sportiva ed avrà tempo fino al prossimo 30 maggio per completare il lavoro.

"C'era l'esigenza e la necessità, ma anche il preciso dovere di fare questo passo, e dovevamo espletarlo il prima possibile", ha spiegato Malagò. "Da una parte il Comitato Olimpico garantisce rispetto per gli organi federali ma allo stesso tempo chiediamo che il percorso dei processi sia equo e trasparente nei tempi e nei modi", ha aggiunto. A qualcuno, nella fattispecie il presidente della Figc, Giancarlo Abete e con lui quello della Fin Paolo Barelli, però la riforma attuata da Malagò non è piaciuta nella sua totalità. "Sono d'accordo sulla nascita del Collegio di Garanzia e della Superprocura, ma non sono invece d'accordo su un codice di giustizia unico ", ha spiegato il numero uno della Federcalcio. "C'è preoccupazione - ha aggiunto Abete - anche sul fatto che c'è un coinvolgimento dell'ente di indirizzo e di vigilanza sul versante della fase istruttoria, ma non c'è poi una situazione a mio avviso che sia di terzietà, ovvero rispetto a una dimensione che dovrebbe nascere all'interno di autonomie che sono all'interno delle singole federazioni".

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