Tour de France, Parigi incorona Pogacar
Tour de France, Parigi incorona Pogacar

Ultima tappa sugli Champs-Elysees per Sam Bennett

Parigi si inchina davanti al Piccolo Principe che è diventato Re. E' Tadej Pogacar il trionfatore di un Tour de France scattato tra misure rigidissime e mille incognite per i timori del Covid - e arrivato a termine in un momento in cui l'emergenza in terra francese sta drammaticamente risalendo - ma non per questo incapace di regalare pagine emozionanti. E quella più bella l'ha scritta senza dubbio lui, 21enne sloveno di Komenda (domani saranno 22, che compleanno), al debutto nella Grande Boucle. E che debutto. Nella giornata decisiva, all'ultima occasione disponibile per scombinare i giochi, contro un pronostico che vedeva ormai le mani del connazionale Primoz Roglic saldamente sulla maglia gialla (era avanti di 57 secondi alla partenza), Pogacar ha colto l'attimo e dominato la cronoscalata da Lure a La Planche des Belles Filles (36,2 km) con grinta e personalità da veterano, combinando come meglio non poteva le sue doti di scalatore e cronomen. Un'impresa che scrive il suo nome nella leggenda del Tour, come il secondo più giovane vincitore dal dopoguerra: sorpassato il trionfatore della scorsa edizione, Egan Bernal (che si è imposto a 22 anni e 197 giorni), davanti resiste il 'pioniere' Henri Cornet che vinse il Tour 1904 a 19 anni e 352 giorni. Altri tempi.

Al termine della tradizionale passerella sugli Champs-Elysees, vinta in volata da Sam Bennett (Deceuninck-Quick Step) sul danese Mads Pedersen (Trek-Segafredo) e lo slovacco Peter Sagan (Bora-Hansgrohe), con l'irlandese che legittima la maglia di leader della classifica a punti, si festeggia la 'sana incoscienza' e la freschezza portata dal nuovo astro nascente delle due ruote, capace di salire sul trono parigino senza avere, in realtà, un team forte (l'Uae Team Emirates, decimata da ritiri e infortuni) alle spalle. O comunque, non del livello della Jimbo Visma di Roglic. Dire però che l'impresa di Pogacar - il primo, dai tempi di Cadel Evans (2011) a indossare la maglia gialla soltanto nell’ultima tappa - sia un'assoluta sorpresa, però, significa non aver letto i significativi indizi che le settimane precedenti avevano lasciato: a Larus e sul Grand Colombier lo sprint vincente nel derby sloveno con il più esperto Roglic era stato quello del corridore della Uae Emirates. E meno male che, stando a quanto ha dichiarato al traguardo ieri, "in realtà, il mio sogno non era vincere il Tour de France, ma solo partecipare".

Invece, il ragazzo dalla faccia pulita, che sembra vivere il trionfo con una leggerezza fanciullesca, accantona l'ansia del debuttante e torna a casa con il carico di gloria riservato a chi domina una delle corse più ambite al mondo. Quella gloria a cui puntava, indubbiamemte, la Ineos Grenadiers di Dave Brailsford, scattata da Nizza con l'obiettivo di allungare la striscia di successi nella Grande Boucle ma costretta a incassare il ritiro di Egan Bernal. "E' incredibile, anche se non avessi vinto, se fossi arrivato secondo o addirittura ultimo, non avrebbe avuto importanza. Sarebbe stato comunque bello essere qui - ha raccontato un emozionato Pogacar all'arrivo a Parigi - Non posso descrivere questa sensazione a parole. Questo sport è davvero fantastico". Quanto all'Italia, delude il bilancio finale delle tre settimane in Francia, segnate da ritiri e incidenti: certo, la dea bendata non ci ha sorriso ma indubbiamente ci si aspettava qualcosa di più. Puntava a tornare ai massimi livelli Fabio Aru, arrivato però non al top e costretto ad alzare bianca. A 'salvare', si fa per dire, la spedizione azzurra ci ha pensato l'ammirevole Damiano Caruso, che dopo una grande prestazione nella cronoscalata ha chiuso decimo in classifica generale. L'auspicio è che ai Mondiali casalinghi di Imola i colori azzurri riescano a raccogliere ben più soddisfazioni.

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