Calcio, addio a Di Stefano: con lui il Real Madrid divenne leggenda

Madrid (Spagna), 7 lug. (LaPresse) - Da alcuni è considerato il più grande dopo Maradona e Pelè, quello che è certo è che Alfredo Di Stefano ha fatto la storia del calcio madrileno a partire dal dopoguerra. La 'Saeta Rubia', così era soprannominato l'attaccante argentino naturalizzato spagnolo, è scomparso oggi all'età di 88 anni. L'uomo era ricoverato al Gregorio Maranon Hospital della capitale spagnola, dove si trovata da ieri in coma indotto per un problema al cuore. L'ex giocatore era stato ricoverato più volte negli ultimi anni proprio per monitorare la sue condizioni cardiache. In carriera ha vestito tanto la maglia della nazionale iberica così come quella dell'Albiceleste. Fino a questa stagione ha detenuto il record di miglior marcatore del 'Clasico', con 18 reti, battuto dal blaugrana Lionel Messi.

Nato a Barracas, uno dei barrios di Buenos Aires, Di Stefano a 15 anni entra nella rosa della seconda squadra del River Plate, per approdare l'anno successivo in prima squadra. Nel 1948 partecipa alla Coppa dei Campioni del Sudamerica, torneo ufficiale dal quale nascerà la Copa Libertadores, giocando 6 partite e realizzando 4 gol. Ma è al Real Madrid, cui si trasferisce a inizio 1953, che la stella di Alfredo Di Stéfano conobbe il suo maggior splendore: bastano i numeri a descriverlo, 8 campionati spagnoli, 5 Coppe dei Campioni (in cui andò sempre a segno nelle rispettive finali, unico nella storia a riuscirci), una Coppa Intercontinentale e tantissimi riconoscimenti a livello mondiale tra cui spiccano due Palloni d'Oro. Nei suoi 11 anni con i blancos realizza 332 gol in 372 partite di campionato, con una media di quasi 0,9 gol a partita. Chiude l'esperienza a Madrid, il 27 maggio 1964 nella finale di Coppa Campioni contro l'Inter. Nel 1964 si trasferì all'Espanyol dove giocò fino al 1966 e chiuse la sua carriera all'età di 40 anni. Più incolore la carriera in nazionale. Pur indossando sia la maglia dell'Argentina (6 presenze) che quella della Spagna (31 presenze) non riuscì mai a disputare la fase finale di un Mondiale.

Dopo il ritiro da calciatore si è dedicato alla conduzione tecnica di svariate squadre dirigendo Elche (67/68), Boca Juniors (68/70 e 1985), Valencia (70/74, 79/80 e 86/88), Sporting Lisbona, Rayo Vallecano, Castellón (76/77), River Plate (81/82), Real Madrid (82/84 e 90/91). In 24 anni come allenatore riesce a vincere 5 titoli nazionali (2 Campionati argentini, 1 Campionato spagnolo, 1 Supercoppa di Spagna e un primo posto nella Segunda División) ed uno internazionale (1 Coppa delle Coppe, nel 1979-80 con il Valencia). Ma il suo primo amore resta quello con la 'Camiseta Blanca'. Dal 5 novembre 2000 è stato nominato presidente onorario del Real Madrid, insieme a Florentino Perez, carica che ha ricoperto fino alla morte. A lui è intitolato anche lo stadio del Real Madrid Castilla, la squadra riserve dei 'blancos'.

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