Beretta: Club italiani non in crisi, gap dovuto agli stadi

Parma, 15 apr. (LaPresse) - "Non è corretto parlare di crisi economica dei club. C'è un gap sempre più evidente di risorse economiche: è un dato penalizzante del calcio italiano rispetto agli altri. Un gap rispetto ad altri sistemi dovuto alla situazione diversa degli stadi. In Europa ci sono gli stadi di proprietà, in Italia no e senza una una vera ragione". Così il presidente della Lega Serie A, Maurizio Beretta, a margine del Consiglio Federale in corso a Roma.

"In tutti gli altri sistemi con cui ci confrontiamo esistono gli stadi di proprietà che rappresentano una parte significativa degli introiti e in Italia no - ha aggiunto Beretta sul sito della Lega -. E' così senza una vera ragione. Siamo stati nella scorsa legislatura a un passo dall'avere una norma sugli stadi di proprietà e spero che al piu' presto il cammino posa ripartire ed avere un risultato positivo in questa legislatura".

"Oggi porremo in maniera ufficiale al Consiglio Federale la questione delle seconde squadre con le varie opzioni: la presenza nei campionati minori e il superamento delle multiproprieta', una cosa su cui si sta lavorando", ha spiegato ancora Beretta parlando dei temi da affrontare in riunione. "La possibilita' di introdurre un terzo extracomunitario, seppure nell'interesse di tutti, verra', invece, affrontata in un secondo tempo. Ora cerchiamo di andare progressivamente verso regole piu' funzionali per il buon equilibrio del mercato e poi affronteremo la questione del numero degli extracomunitari. Si deve lavorare su tavoli diversi e in tempi di versi con l'obiettivo di armonizzare le regole al livello europeo".

"Stiamo lavorando con ottimi risultati complessivi sulla riforma delle regole dei trasferimenti con l'obiettivo di definire un quadro di nuove regole in tempo utile per il mercato di questa estate - ha dichiarato Beretta -. E anche per favorire una conclusione piu' rapida di questo tavolo, la vicenda dell'extracomuntario verrà affrontata in un secondo tempo". "Noi pensiamo che nei limiti delle norme vigenti e del quadro generale, avere maggiori possibilita' sia nell'interesse di tutti. Auspichiamo si arrivi a una definizione di regole che metta sullo stesso piano il modo di operare in Italia con quello dei mercati internazionali e si possa bilanciare e rilanciare l'opportunita' di valorizzare i talenti italiani".

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