Beach volley, dal tumore alla finale: la storia di Daniele Lupo
Per chi ha scalato l'Everest della malattia nulla è impossibile

Tutti pazzi per Nicolai-Lupo. Gli addetti ai lavori li conoscevano già e molto bene. Ora anche il grande pubblico sta seguendo e si sta appassionando alle vicende dei due ragazzi del beach volley italiano che stanno rendendo magiche le notti estive dello Stivale. Sarà lo scenario, Copacabana dove questo sport è nato, sarà la loro bravura. Una cosa è certa. I due beacher nostrani bucano il video. E, soprattutto, non mollano mai. Del resto insieme ne hanno passate tante. La battaglia più dura nel 2015 quando, mentre si preparavano per il mondiale in Olanda, Lupo lamenta un fastidioso problema al ginocchio. La diagnosi è tremenda: tumore da operare immediatamente. Il ragazzo cresciuto sulla spiaggia di Fregene non si abbatte. L'intervento riesce e Daniele, senza neanche passare per la chemioterapia, può tornare gradatamente a fare ciò che ama. Paolo lo aspetta, c'è un Olimpiade davanti dove bisogna migliorare i quarti di finale ottenuti a sorpresa a Londra. Detto e fatto. Finale contro i mostri sacri brasiliani Allison e Bruno. I campioni del mondo avranno dalla loro parte tutta la torcida, che comunque fino ad oggi ha eletto i nostri come suoi secondi beniamini.

Una sfida tostissima ma gli azzurri non hanno intenzione di fare le vittime sacrificali. A spiegarlo proprio Lupo al termine della semifinale vinta al cardiopalma 15-13 al terzo set contro i russi Semenov-Krasilnikov. "Sono cinque anni che viviamo insieme, che lottiamo insieme - ha detto - Dopo aver perso il primo set non mi sono demoralizzato. Mi sono detto stai giocando una semifinale olimpica ti stanno guardando tutti ed ho dato il meglio di me, tutto qui". Per chi ha scalato l'Everest della malattia nulla è impossibile.

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