Trionfo Ryder, Molinari, un anno di festa: "E con Tommy, un grande feeling"

Francesco, adesso, è il quinto giocatore del mondo e ha raggiunto livelli eccezionali. Gli errori di Furyk tradito dai suoi migliori

La Ryder Cup è tornata in Europa e, guarda caso, il punto decisivo lo ha portato Francesco Molinari, il fuoriclasse che più di qualsiasi altro ha consentito al team di Thomas Bjorn di centrare una storica impresa. Battendo un irriconoscibile Phil Mickelson, l'alfiere azzurro ha consegnato il 14esimo punto e mezzo, quello del trionfo matematico, ai Blu.

Da quel momento, sui green del Golf National è scoppiato l'inferno. Di gioia. "E' stata la vittoria di tutti, del capitano e di noi giocatori", ha raccontato il torinese a caldo, sommerso dall'abbraccio dei compagni e dei fans. "Fleetwood? Il mio feeling con lui è stato straordinario", ha aggiunto. Cinque successi in cinque match, non era mai accaduto a nessun giocatore europeo, Molinari, che d'ora in avanti sarà Mr. Ryder, ha stabilito anche questo record.

E adesso è festa, perché il suo 2018 - con la prima affermazione sul PGA Tour e il trionfo all'Open - lo ha proiettato al 5° posto nel ranking mondiale e consegnato alla notorietà assoluta. E' stata la Ryder di Chicco e di Fleetwood, ma anche delle wild card Poulter e Garcia, di Stenson e di Casey. A essere sinceri non c'è mai stata partita, fin dalla prima giornata.

Jim Furyk ha sbagliato tutto, accoppiamenti e scelte, tradito da alcuni insospettabili come Koepka e lo stesso Woods, Mickelson e Johnson e Fowler. E' finita 17.5 a 10.5, insomma una Caporetto per gli americani sbarcati a Parigi con un pizzico di eccessiva presunzione. "Non piango ma soddisfazioni di questo tipo sono pazzesche. Ringrazio Thomas Bjorn che mi ha scelto. Sono troppo felice", ha raccontato Sergio Garcia, "In teoria questa squadra americana è una delle più forti di sempre, però noi…" la frase lasciata in sospeso dallo spagnolo. Però… è stato una specie di massacro.

Nella confusione, nel caos, nel delirio del dopo gara si sono viste scene fuori dall'ordinario, soprattutto per l'ingessatissimo mondo del Golf. Tifo da stadio, Poulter travestito da cassetta delle lettere (lo chiamano Postman), Fleetwood re dei selfie, Rose incontenibile e poi Molinari senza freni pure lui che non è abituato a sorridere quasi mai. E' la magia della Ryder Cup. Tornata a casa, in Europa.

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