TorinoFilmFest, Il figlio dell'altro: dialogo tra Palestina e Israele

Torino, 28 nov. (LaPresse) - Una delle paure ataviche di ogni madre, lo scambio di un figlio in culla, nel contesto israelo-palestinese. Durante la visita per il servizio di leva, Joseph scopre di non essere il figlio biologico dei suoi genitori. Appena nato è stato scambiato con Yacine, palestinese dei territori occupati in Cisgiordania. I due ragazzi si trovano a ridefinire la loro identità, le famiglie ad affrontare loro malgrado la realtà del "nemico" in casa. È il punto di partenza di 'Le fils de l'autre-Il figlio dell'altro', della francese Lorraine Levy, presentato fuori concorso al Torino Film Festival.

Film profondamente coinvolgente, "politico mio malgrado" come spiega la regista, che afferma che "l'unico modo sensato di affrontare questo soggetto era mantenere un atteggiamento di umiltà e raccontare la storia di tutti i giorni", 'Il figlio dell'altro' presenta senza retorica la realtà da una parte e dell'altra del muro fisico e mentale che divide Israele e Palestina. Mostrando che nella chiusura millenaria tra le due parti uno spiraglio di dialogo è possibile. La Levy lo affida ai giovani (i due ragazzi imparano ad essere amici, consapevoli di star vivendo la vita che sarebbe dovuta essere dell'altro) e alle donne.

"Nel film, i padri si lasciano sopraffare dalla scoperta della verità sui propri figli -spiega la regista nelle note di regia - le madri (tra cui Emmanuelle Devos, già in 'Sulle mie labbra' e 'Coco avant Chanel') invece riescono presto a chiarirsi tra loro. Le due donne sono capaci di comprendere che i figli che hanno allevato continuano a essere loro figli; che ora c'è un altro figlio per ciascuna di loro e che non possono ignorarlo, né rifiutarsi di conoscerlo e imparare ad amarlo; che se occorre tendere una mano, bisogna farlo al più presto, convincendo gli uomini che non esiste alternativa possibile".

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