Tom Cruise trova accordo con editore riviste su diffamazione

Los Angeles (California, Usa), 21 dic. (LaPresse/AP) - La causa per diffamazione intentata da Tom Cruise contro la Bauer Publishing, editrice di tabloid statunitensi, è giunta a conclusione. L'editore ha detto di non aver mai avuto intenzione di insinuare che Tom Cruise avesse tagliato i legami con sua figlia Suri dopo il divorzio da Katie Holmes. Ha dunque annunciato ieri di aver raggiunto un accordo con l'attore sui due articoli incriminati. Bauer Publishing e l'avvocato dell'attore hanno scritto in una nota congiunta di aver risolto la causa, lasciando però riservati i termini dell'accordo.

Nella dichiarazione si legge che Bauer Publishing, editore delle riviste 'In Touch' e 'Life & Style', "non intendeva comunicare che Tom Cruise avesse tagliato tutti i legami con sua figlia, Suri, e si dice dispiaciuto se qualcuno ha potuto trarre questa conclusione da quello che è stato pubblicato". Cruise ha citato in giudizio l'editore per due articoli apparsi nel 2012 sulle due diverse riviste in cui veniva affermato che l'attore non avesse più avuto contatti con la figlia per diverse settimane dopo aver divorziato dall'attrice Katie Holmes. L'attore nella causa presentata a Los Angeles cercava un risarcimento danni di decine di milioni di dollari.

Il suo avvocato Bert Fiels ha definito gli articoli "scandalosi" e ha precisato che Cruise ha continuato a parlare con sua figlia in diverse occasioni mentre si trovava impegnato su due diversi set per dei film girati oltreoceano. In una dichiarazione depositata nel mese di novembre, Cruise ha smentito quanto asserito sulle riviste negando di aver abbandonato la figlia come i tabloid sembravano suggerire. "Non ho in alcun modo tagliato fuori dalla mia vita Suri, né fisicamente, né finanziariamente o in altro modo" ha scritto Cruise. Nonostante i numerosi set nel 2012, ha sentito sua figlia quasi ogni giorno e ha frequenti e continui aggiornamenti su di lei dalla madre, l'attrice Katie Holmes che ora vive a New York.

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