Con 'Love' dei Thegiornalisti un altro Paradiso: "Siamo pop e liberi"

L'ultimo album della band romana senza catene e che porterà Tommaso e i suoi per i palazzetti di mezza Italia tra ottobre e novembre

Un disco libero, a tal punto da poterlo definire pop senza vergognarsene. Anzi, andandone fieri. L'orgoglio di Tommaso Paradiso per il suo nuovo lavoro con i Thegiornalisti, 'Love', è evidente. Pop, appunto, ma senza dover sottostare alla pressione dell'obbligo di sfornare un successo a tutti i costi. Il cantautore romano non vive così la sua musica, non è una rincorsa al successo: "Quando cominci a sentire lo stress, sbagli. Io sono come i calciatori: lavoro il più possibile e guardo la classifica a fine anno".

Più senza catene oggi, insomma, rispetto a dieci anni fa. E per spiegare il modo in cui approccia ai suoi brani, Tommaso usa un'alta metafora efficace, senza malizia ma con una trasparenza spiazzante: "Quando scrivo è un momento talmente bello, talmente privato, che è un po' come se fosse un atto di autoerotismo. E' bello fare l'amore, ma poi c'è un momento in cui vuoi masturbarti. Il concetto è lo stesso".

Tenebroso, barba lunga, sguardo profondo, Paradiso però non rientra nel cliché dell'artista bello e dannato, dall'esistenza sregolata: "Dobbiamo iniziare a scendere a patti con noi stessi e renderci conto che, nella nostra vita, c'è più pop che rock. Pochi di noi italiani conducono una vita da rockstar. E di certo non io: vivo una vita normale, fatta di film di Bud Spencer e Terence Hill".

Da buon appassionato di cinema ("forse guardo più film di quanto ascolti canzoni") e tv, nei testi di Tommaso i riferimenti non mancano (per esempio a 'Dr. House') così come è facile trovare immagini nitide, semplici, come in uno storyboard. Il tutto per parlare di vita quotidiana, senza riferimenti alla politica e all'attualità, nonostante negli ultimi tempi, per esempio, si sia schierato apertamente con Zingaretti come nuovo leader della sinistra. "Sorrentino (ecco un'altra citazione da grande schermo, ndr) dice che non metterà mai un telefonino nei suoi film perché lo trova un brutto oggetto. Lo stesso vale per me: non ci sarà politica nei miei pezzi, sarebbe brutto. Lo troverei un'elemento intrusivo. Poi, invece, se qualcuno mi chiede cosa penso, lo dico. Ma non mi verrebbe da cantare frasi politiche durante i miei concerti".

Ecco, i concerti, che porteranno in tour i Thegiornalisti tra ottobre e novembre per i palazzetti di mezza Italia, con tanti sold out. Quelli, forse, sono l'unica cosa a creargli agitazione: "Spero di non subire troppo la pressione, ma è sempre difficilissimo suonare dal vivo. Emotivamente ti dà tanto, ma ti leva anche parecchio. Devi bilanciare e non è sempre semplice". Però a dargli la forza ci sono delle novità, rispetto alle ultime volte. Per esempio la presenza di tanti elementi sul palco, con una parte orchestrale e dei cori.

E poi, senza mostrare eccessiva sicurezza di sé, ma senza neanche nascondersi dietro una falsa modestia, Tommaso lo ammette: "Io ho creato i Thegiornalisti perché volevo ascoltare questa musica, non trovavo nulla di simile nella musica italiana". Poi, però, quasi inaspettatamente è arrivato il successo: "Evidentemente - sorride - scrivo canzoni belle".

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