The Voice, Kimia: Canto in tv per la libertà dell'Iran
E' scappata dalla sua città, Teheran, per poter essere libera di fare la cantante: ora ha superato le 'blind edition' a 'The Voice of Italy', talent canoro di successo di Rai2

E' scappata dalla sua città, Teheran, per poter essere libera di cantare. Semplicemente, cantare. Sembra impossibile, invece è proprio così se vivi in uno Stato come l'Iran, sei donna e vuoi fare la cantante: le regole imposte dal regime della Repubblica Islamica vietano la maggior parte delle cose che a noi sembrano normalissime, tra cui il fatto di poter cantare o ballare. Ma Kimia Ghorbani ha un carattere poco remissivo e la sua sete di libertà l'ha portata spesso a scontrarsi con i poliziotti e le autorità, che più volte l'hanno incarcerata, picchiata, insultata. Ora Kimia ha 31 anni e da due vive in Italia, dove ha sposato un ragazzo italo-somalo, Samuele, dal quale aspetta una bambina che nascerà i primi di aprile. A farli conoscere, proprio l'amore per la musica: lei ha fermato la sua bicicletta quando l'ha sentito esibirsi, si sono conosciuti ed è nato l'amore. Mercoledì sera, Kimia ha realizzato un piccolo sogno: ha superato le 'blind edition' a 'The Voice of Italy', talent canoro di successo di Rai2. Con la sua esibizione (ha portato il brano tradizionale 'Ey Borun', che accompagnava con una sorta di grande tamburo) ha emozionato tutto lo studio e ha colpito fortemente tre coach (l'unica a non voltarsi è stata Raffaella Carrà), che la volevano nel loro team. La giovane iraniana ha scelto di entrare nel team di Pezzali perché, ha spiegato, "quando ho smesso di cantare, ho sentito una bella energia provenire da lui, ho sentito che capisce cosa dico e cosa intendo dire".

 

Kimia, ti aspettavi di essere scelta?

In realtà io non ho pensato al fatto di essere scelta o meno in quel momento, io volevo solo cantare bene. Non pensavo ai giudici, ma quando si sono girati e il pubblico ha fatto l'applauso ho cominciato a crederci.

 

Ti sei esibita con un velo verde intorno al capo. Che significato ha?

In Iran abbiamo avuto una rivoluzione verde quando hanno rubato il nostro voto alle elezioni (si riferisce alle elezioni del 2009, quando l'elezione di Ahmadinejad fu attribuita a un procedimento elettorale truccato. La popolazione, quindi, nei giorni successivi scese in piazza con addosso qualcosa di verde, simbolo di libertà e giustizia, ndr). Abbiamo avuto un presidente che ha rubato i voti: non abbiamo votato Ahmadinejad ma lui ha vinto lo stesso. Poi abbiamo continuato a protestare, dicendo che volevamo giuste votazioni, ma il Governo ha ucciso tanti giovani. Io personalmente lo indosso come un ricordo della nostra rivoluzione in nome dei giovani che hanno perso la vita e per ribadire che questo colore verde è ancora vivo e attuale: finché non ci sarà libertà nel mio Paese, noi saremo sempre verdi, proprio come le gemme sugli alberi, simbolo di libertà e rinnovamento. Donne e uomini sono uniti in questa rivoluzione, soprattutto le giovani generazioni.

 

Sei stata perseguitata nel tuo Paese perché per due anni cantavi ed eri artista di strada. Perché il regime non vuole che una donna canti?
 

Nel mio Paese la voce delle donne è considerata 'haram', ovvero proibita, da una legge di 35 anni fa. Gli estremisti dicono che la voce delle donne è erotica e, per lo stesso motivo, sono vietate tante altre cose, come ballare. Le donne hanno fatto una battaglia per poter almeno cantare in coro:  ogni tanto ottengono qualche permesso, anche se raramente, ma mai da sole, è impossibile.

Ma la situazione non è migliorata negli anni?
 

Ogni anno va un po' meglio, però queste leggi devono cambiare: le donne devono poter tornare libere di cantare e fare anche concerti, se lo desiderano.

 

Sappiamo che sei stata incarcerata, picchiata e minacciata dal regime islamico. Cosa ti dava la forza per portare avanti la tua battaglia in nome della libertà?
 

Io cominciato come artista di strada, l'ho fatto per più di due anni, suonavo in strada la melodica e cantavo. A volte ho avuto paura di morire, perché vedevo che uccidevano tante persone per la strada durante la rivoluzione, ma ero convinta che non potessero uccidermi solo per il fatto di cantare in strada. Ho trovato la forza perché come quando abbiamo fame cerchiamo il pane, io, allo stesso modo, avevo fame di vita e di libertà. Non potevo dimenticare di avere fame e non potevo sopprimere la mia sete: senza la libertà sarei morta, la libertà per me è come l'aria, come l'acqua, indispensabile per vivere.

Che messaggio vuoi lanciare con tua partecipazione a 'The Voice of Italy'?
 

Io voglio che le donne iraniane e di tutto il mondo, anche fuori dall'Iran, facciano insieme una campagna affinché il regime ci dia il permesso di cantare, voglio portare avanti questa battaglia.

 

Dopo le elezioni in Iran c'è stata un'avanzata dei moderati. Secondo te la situazione ora potrà migliorare?
 

Sì, qualcosa potrà migliorare, ma molto, troppo lentamente. Io sono contenta di ciò che sta succedendo adesso in Iran, ma il mio sogno è ancora più grande: io voglio un Iran democratico, senza la repubblica islamica. Noi non vogliamo più la guerra e vedere morire i nostri giovani, vogliamo la libertà per tutti. Riguardo le donne elette in parlamento, spero che facciano davvero qualcosa.

Che musica si ascolta in Iran? Arrivano anche le canzoni dall'estero o non le potete ascoltare?
 

Possiamo ascoltare pochissimi cantanti, il 99% di quelli che arrivano dall'estero sono proibiti. Ma noi compriamo la musica che ci piace dal mercato nero, non nei negozi. In Iran esiste la musica tradizionale, oppure senza le parole, ovvero solo melodie, come la musica classica, oppure di film. Anche per le trasmissioni in tv le vediamo con il satellite, e così ci arrivano, ma è tutto in un regime di clandestinità. Conosciamo la letteratura e la musica occidentale, ma tutto avviene clandestinamente. Sulle nostre case ci sono le antenne satellitari, che però sarebbero proibite. Nel mercato nero trovi tutto, anche le cose proibite come l'alcool, e il prezzo non è mai troppo alto.

 

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