Razzismo e abuso di potere: "The Hate U Give" alla Festa del cinema di Roma

Tratto dall'omonimo bestseller, il film di George Tillman Jr. potrebbe essere protagonista dei prossimi premi Oscar

La facilità con un cui un poliziotto bianco spara a un ragazzo nero disarmato. La disparità tra le scuole dei quartieri più popolati dai neri e quelle destinate a studenti bianchi. I paradossi dell'integrazione. Tutti i temi più caldi riguardo la discriminazione razziale negli Stati Uniti arrivano alla tredicesima edizione della Festa del cinema di Roma.

Il film che vuole rinnovare la discussione è The Hate U Give: già un successo di pubblico con un incasso di 10 milioni di dollari, secondo la critica americana sarà uno dei protagonisti agli Oscar 2019. Il titolo è tratto da una frase nota: "l'odio che dai ai bambini torna indietro". Lo diceva il rapper Tupac Shakur negli anni '90 e la scrittrice Angie Thomas ha deciso di riprendere l'espressione per il titolo del suo romanzo, che in America è stato un vero caso editoriale e che in Italia è edito da Giunti con il sottotitolo "Il coraggio della verità". Ora quelle pagine sono un film potente e lontano dagli stereotipi sugli afroamericani grazie alla trasposizione scritta da Audrey Wells e diretta da  George Tillman Jr.

Protagonista della storia di fantasia, vicina a tanti fatti di cronaca, è Starr, una sedicenne che assiste all'omicidio di un suo amico di infanzia da parte di un agente di polizia. Testimoniare vorrebbe dire mettere in pericolo la sua intera famiglia - perché coinvolgerebbe anche il boss della droga del suo quartiere - ma tacere logora la coscienza della ragazza che da un giorno all'altro vede la sua vita andare completamente a pezzi.

I due codici degli afroamericani. Uno degli elementi più originali e interessanti di The Hate U Give è sicuramente la doppia faccia che Starr impone a se stessa. La teenager vive nel quartiere popolare di Garden Heights ma studia alla rinomata Williamson Prep School, una scuola frequentata soprattutto da studenti bianchi che i genitori hanno scelto per offrirle migliori possibilità. I due luoghi sono così distanti che non richiedono soltanto un viaggio di 45 minuti al giorno ma anche un radicale cambiamento di immagine. E così Starr interpreta due ruoli: divisa, sorriso e cura nei dettagli al liceo; felpa, slang e musica black fuori da scuola. Si adatta costantemente a chi ha intorno, perché neri e bianchi vanno trattati diversamente. "Noi lo chiamiamo 'muoversi tra due codici' perché - ha spiegato il regista, a Roma per promuovere il film - quando sei tra bianchi non sei effettivamente te stesso. Ti vesti e parli in modo diverso e provi costantemente a non cadere nello stereotipo che hanno di te. È una cosa che proviamo tutti noi afroamericani". 

La brutalità della polizia verso i neri. La prima lezione che il padre di Starr le impartisce da bambina è il modo in cui dovrà comportarsi quando le capiterà di essere fermata dagli agenti di polizia. Mani bene in vista, mai contestare il controllo, nessun movimento. "Tante persone non sanno nulla di queste cose, - ha detto Tillman - i loro genitori non hanno mai fatto loro dei discorsi simili perché sono privilegiati. Ma nella comunità nera bisogna preoccuparsi di come comportarsi in un caso del genere: serve a proteggersi". Nel film il motivo viene spiegato chiaramente: l'arma di cui la polizia ha paura quando ferma un afroamericano è "il colore della loro pelle". Un pregiudizio intrinseco nella cultura americana che trova terreno fertile persino nelle menti degli stessi neri. Ecco perché Tillman ha voluto dare vita a dei personaggi neri molto lontani dai modelli stereotipati del cinema: il padre di Starr per esempio è un uomo di colore, alto, forte e tatuato. Elementi solitamente associati con la malavita, la droga e la prigione: Maverick invece gestisce un alimentari, è un padre presente e un marito affettuoso.

Far sentire la propria voce. "Volevo fare questo film perché voglio che le cose cambino", questa la forza motrice dietro il lavoro di Tillman, come lui stesso ha ammesso alla Festa del cinema di Roma. Ma come possono le cose cambiare? Innanzitutto, come si evince dalla storia, facendo sentire la propria voce: ognuna è diversa e se quella specifica voce può influenzare anche una sola persona, allora non deve tacere. 

Capire, vedere e accettare. Il fidanzato di Starr, che è bianco, le dice che non vede i colori, ma le persone, perché "siamo tutti uguali". Starr invece spiega che non è così: non siamo tutti uguali, e per vedere davvero qualcuno è importante avere ben chiare le sue differenze e peculiarità. Mostrarsi è un altro passo per far cambiare le cose e abbattere i pregiudizi.

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