Tff, Sesti: 'Senza Lucio' vi racconto l'assenza di Dalla

Di Virginia Michetti

Torino, 28 nov. (LaPresse) - "Il sentimento che ho descritto sin dal titolo era qualcosa che provavo io profondamente quando Lucio Dalla è scomparso". Così Mario Sesti, racconta a LaPresse la genesi del suo documentario 'Senza Lucio', che viene presentato oggi alle 19 al Cinema Massimo, nell'ambito del 32esimo Torino Film Festival. Il film racconta il cantautore bolognese attraverso i racconti di chi gli è stato vicino negli ultimi dieci anni, Marco Alemanno, e di tutte le persone che hanno gravitato intorno al cantautore morto il 1 marzo 2012, alla vigilia dei suoi 69 anni. "Ho sentito molto forte questa perdita - afferma il regista - credo che tutti quanti abbiano sentito questa stessa sensazione, per il fatto stesso che la sua opera musicale ha accompagnato diverse generazioni. Peraltro penso che Lucio sia uno dei pochi cantautori degli anni '70 che si siano tramandati anche alle generazioni successive".

"Avevo avuto la fortuna di incontrarlo perché era un appassionato di cinema, aveva visto film e documentari che avevo fatto in passato e da lì abbiamo spesso fatto delle cose insieme in piccoli e grandi festival", racconta il regista e sceneggiatore messinese. "Lucio aveva le caratteristiche delle persone che sanno starti vicino - racconta Sesti - quelle con cui semplicemente stare insieme produce una sensazione di benessere e felicità. Lui ne era un dispensatore naturale, un farmaco vivente. E poi aveva una quantità esuberante di talento. Lucio suonava benissimo in ogni genere musicale, non solo in quello per cui aveva avuto successo, ed aveva una sensibilità artistica molto particolare, tanto da aver gestito anche una galleria d'arte". Per questo, spiega Sesti, "una delle linee di ricerca è stata uscire dal rettangolo della musica italiana, ma di far vedere come questo talento rifluiva in più campi e raccontare tutto lo spettro di colore che questa assenza ha prodotto in tanti campi diversi".

Per questo nel documentario, "l'unico materiale di repertorio è un suo bellissimo assolo di clarinetto che mostra come Lucio fosse un musicista di prima levatura anche nella tradizione del jazz europeo". Come raccontare non Lucio, ma la sua assenza, quindi? "La scelta immediata - dice Sesti - è stata coinvolgere Marco Alemanno, che gli è stato vicino per gli ultimi 18 anni e che inoltre ha un patrimonio visivo inedito, e farlo raccontare da lui. Poi naturalmente raccogliere la testimonianza di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo". Persone appartenenti a tante discipline ed ambiti diversi: "Grandi artisti come Luigi Ontani o Mimmo Paladino - spiega Sesti - l'editorialista cattolico e monaco a capo della comunità di Bose, Enzo Bianchi. E poi personalità della musica come Renzo Arbore, e attori come Toni e Beppe Servillo".

Sesti ha avuto un occhio di riguardo per testomonianze inedite: "Ho cercato soprattutto di far parlare quelli che non ne avevano mai parlato prima, come Charles Aznavour o John Turturro, con cui Lucio aveva lavorato, o Paolo Nutini, cantautore scozzese che ha però un rapporto fortissimo con Lucio" e che con Sesti ha condiviso un ricordo che il regista non è poi riuscito ad inserire nel documentario: "Il suo racconto di quando era giovane in Scozia, i suoi coetanei si facevano uno scotch e sentivano i Metallica, lui si faceva uno shot e ascoltava Dalla. Dà la misura di che tipo di segno abbia lasciato nel mondo". E poi ancora i suoi più stretti collaboratori, come Stefano Di Battista o come Beppe D'Onghia, "il suo più importante arrangiatore da fine anni '70", e "gruppi indipendenti come Marta Sui Tubi che dovevano lavorare con lui e di cui avrebbe dovuto produrre l'ultimo disco".

"Soprattutto, mi piaceva fare con lo spettatore lo stesso tragitto che ho fatto io, una volta che queste testimonianze mi hanno consentito di conoscere meglio Lucio. L'idea era di farsi carico di questa nostalgia, questo rammarico e rimpianto che è un sentimento luttuoso ma che ha un sua tenerezza. e poi tornare a riascoltare i suoi cd, caricando la sua musica del sentimento che il documentario cerca di costruire". Girando il documentario, "Ho capito delle cose di Lucio che mi erano vaghe", afferma Sesti, come "la capacità di costruire delle famiglie sostitutive in varie parti del mondo", e "il gusto per la riservatezza nascosto dietro una una grande capacità di entrare in intimità con le persone, era una cosa che apparteneva profondamente al suo modo di abitare la vita, e penso che il film sappia raccontarlo attraverso questa polifonia di voci".

'Senza Lucio' dopo l'anteprima al Tff, verrà distribuito in sala in primavera. "Abbiamo trovato l'entusiasmo della distribuzione iWonder, che ultimamente si è messa in luce proprio per la capacità di promuovere i documentari in sala. Siamo d'accordo a farlo uscire in sala nella ricorrenza del terzo anniversario della morte, quindi tra febbraio e marzo, anche con un numero di copie abbastanza inusuale". Inoltre, "C'è l'interesse di una pay tv, ma anche di una free, una rete Rai ci ha chiesto di poterla acquisire per una messa in onda sugli anni. La prova che il nome e la personalità di Lucio Dalla - conclude Sesti - hanno un destino popolare che era nelle premesse di questo film".

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