Tff, Redmayne diventa Hawking in 'Theory of Everything'

di Virginia Michetti

Torino, 25 nov. (LaPresse) - Stephen Hawking "aveva l'aria di una rock star. Anch'io ho studiato a Cambridge, non fisica ma arte, e quando si aggirava per l'ateneo era sempre circondato da un nugolo di persone". E' il primo ricordo che l'attore britannico Eddie Redmayne ha del celebre fisico, astrofisico e cosmologo che ha interpretato in 'The Theory of Everything - La teoria del tutto' di James Marsh. Oggi Redmayne è l'ospite d'onore del 32esimo Torino Film festival e questa sera alle 19.30 verrà insignito del Premio Maserati al cinema Reposi 3, prima della proiezione della pellicola. Quella del Tff è un'anteprima nazionale: il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 15 gennaio.

Marsh ha vinto l'Oscar per il documentario 'Man on Wire' del 2008. L'attore classe 1982 per questa interpretazione è tra i nomi papabili per la corsa agli Academy Award del 2015. Rumors che Redmayne cerca di ignorare: "Le voci che adesso si rincorrono su una mia eventuale candidatura cerco di non ascoltarle, in fondo non contano, sono qualcosa di effimero".

Il film è l'adattamento cinematografico della biografia 'Travelling to Infinity: My Life With Stephen' scritta dalla ex moglie del fisico, Jane Hawking, al tempo studentessa di letteratura (interpretata da Felicity Jones), e racconta la loro storia d'amore negli anni '60, quando Hawking scoprì di essere affetto dall'atrofia muscolare progressiva. "E' stato chiaro sin dall'inizio per me e Felicity - afferma Eddie Redmayne - che nella vita di Stephen la malattia ha un ruolo secondario, e soprattutto questa è una storia d'amore, una storia umana tra due persone, due persone dotate di intelligenza brillante, resistenza e senso dell'umorismo".

"Leggendo la sceneggiatura - afferma Redmayne in conferenza stampa - l'ho trovata uno studio sull'amore e sulle differenti possibilità di amare che ognuno di noi ha nella vita. Non solo quello passionale, ma anche per la materia di cui ci si occupa, la fisica nel caso di Stephen o la poesia nel caso di Jane, l'amore familiare e anche i limiti dell'amore e i fallimenti che ogni tanto l'amore comporta. E' una sorta di indagine, non in senso sequenziale ma in quello è la dimensione della vita".

Dopo l'esordio sul grande schermo nel 2006 con 'Symbiosis - Uniti per la morte' e una serie di ruoli tra cui spiccano 'Marilyn' del 2011 e 'Les Misérables' del 2012, per Redmayne si tratta del primo ruolo da protagonista assoluto. Fondamentale per l'attore è stato "soprattutto l'incontro con Stephen, con Jane e con i loro ragazzi. Soprattutto quello con Stephen, perché ha una personalità, un carisma, una forza d'animo davvero molto forti". Capire in cosa consiste la malattia e cosa comporta è stata la sua prima mossa".

Il giorno dopo aver appreso che avevo ottenuto il ruolo - racconta l'attore - sono andato in una clinica specializzata nella sclerosi laterale amiotrofica dove una dottoressa mi ha descritto la malattia nei minimi dettagli e mi ha messo in contatto con 30-40 pazienti e con le loro famiglie. Perché era importante per me comprendere anche le conseguenze e i costi a livello emotivo e familiare che una patologia di questo genere comporta". "Mi sento estremamente fortunato - ha aggiunto - i pazienti che soffrono di questa patologia la definiscono una prigione che si restringe sempre di più. Io ogni sera avevo la fortuna di alzarmi da quella sedia a rotelle. Non riesco a immaginare come debba essere la realtà di una condizione di questo tipo".

"Non abbiamo girato il film in ordine cronologico - racconta l'attore -, capitava durante le riprese di saltare tra fasi temporali diverse e quindi momenti diversi dell'evoluzione della malattia, ed era importante quindi per me capire il decorso che Stephen ha subito e imparare a usare il corpo come se fosse una danza". Così per prepararsi da un punto di vista fisico, Redmayne ha lavorato con una coreografa e ballerina, Alexandra Reynolds, con cui ha fatto "un addestramento particolare per capire di quali muscoli avrei avuto bisogno per riuscire a sostenere determinate posizioni, imparando a usarne alcuni e non altri". Per il viso invece ha fatto un lavoro che l'attore definisce "non ortodosso": "Ho reperito su internet documentari sulla malattia e mi sono messo davanti allo specchio con l'ipad di fianco per cercare di capire come isolare un determinato muscolo facciale e inibirlo".

"Stephen, Jane e i ragazzi sono stati di un'estrema generosità nei nostri confronti", aggiunge Redmayne. In particolare, "Stephen ci ha fatto un regalo meraviglioso: ci ha concesso i diritti per poter usare la sua voce. Lui parla attraverso un sintetizzatore e la voce è protetta da un copyright. Noi avevamo preparato una nostra versione della voce elettronica, ma questo suo dono ci ha consentito di essere un passo più vicini alla realtà".

Quello che i due attori protagonisti temevano di più era come il fisico e la sua famiglia avrebbero recepito il progetto una volta completato. "Felicity e io eravamo tesissimi per questa interpretazione di persone reali e ancora in vita che avrebbero prima o poi visto il film, ma loro ci hanno dato tutto quello che potevano darci. L'aspettativa loro e nostra era quello che ci rendeva più nervosi. Quando hanno visto il film e lo hanno apprezzato, per noi né stata la ricompensa più importante". Ma cos'è per Redmayne 'La teoria del tutto'? "Quando lavoro in teatro - afferma l'attore - mi capita di stare in scena, lavorare sulla stessa pièce per mesi e mesi, e ogni sera sul palcoscenico cerco di migliorare un'interpretazione che sento che non è mai perfettamente giusta, cerco di tendere verso la perfezione senza mai riuscirci. Forse la 'Teoria del tutto' sta proprio nell'imparare ad apprezzare questo processo di aspirazione verso la perfezione verso cui gli umani tendono con la consapevolezza di non poterla mai ottenere, probabilmente".

Redmayne conclude annunciando il nuovo film su cui è al lavoro: "Il prossimo progetto che sto preparando in questo momento è un altro film con Tom Hooper, regista con cui ho già realizzato 'Les Misérables'. Si intitola 'The Danish Girl' e si basa su una coppia esistita negli anni Venti, ed è la prima storia di un uomo che si trasforma in una donna". La nuova pellicola è attualmente in fase di pre produzione. Hooper è il regista che ha girato 'Il discorso del re' per cui ha vinto un Oscar nel 2011.

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