Tff, Quatriglio: 'Triangle' sul genere umano e il lavoro, non su donne

Torino, 26 nov. (LaPresse) - "Non ho pensato alla questione delle donne, ma al lavoro dell'essere umano, e penso di aver fatto un film sugli esser umani, di cui le donne fanno parte". Lo ha detto Costanza Quatriglio, regista del documentario 'Triangle', presentato oggi al cinema Massimo nella sezione 'Diritti & rovesci' del 32esimo Torino Film Festival. "E' chiaro che questo è un film sul lavoro" ha aggiunto la regista classe 1973. Il documentario, ha annunciato la regista, dovrebbe uscire nelle sale a febbraio 2015.

'Triangle' è un parallelo tra le 146 vittime dell'incendio alla fabbrica tessile Triangle di New York nel 1911 e le cinque operaie morte per il crollo del palazzo in cui lavoravano a Barletta nel 2011, "un'equazione" l'ha definita la regista, tra le due tragedie avvenute a distanza di cento anni.Chiamata a inizio 2012 a visionare "del materiale relativo all'incendio della Triangle, con uno sguardo motivato dalla motivazione di genere sul lavoro delle donne", Quatriglio ha raccontato di aver "capito che avevo una possibilità gigantesca di mettere insieme due storie che appartengono ad epoche diverse, di raccontare due diversi modi di intendere la fabbrica".

Protagonista del documentario, Mariella, che è sopravvissuta al crollo di Barletta e ne è testimone. "Mariella alla fine dice 'Se eravamo in regola era uguale', cioè il palazzo sarebbe crollato lo stesso - ha detto Quatriglio - quello che lei dice è che è un sistema, la civiltà del lavoro, ad essere crollato. Ho dovuto rinunciare a tutte le mie certezze e alla mia lezione di diritto e mettermi in ascolto di una comunità, che in questo caso è quella di Barletta, ma per me è la 'comunità mondo', e ripensare le categorie attaverso cui leggere questo film e la sua idea stessa".

"La prima cosa che ho fatto è stata cercare di capire quanto la questione dei diritti potesse essere risolta in sé e quanto la question dei bisogni". Perché, ha aggiunto Quatriglio "loro i loro bisogni non li conoscono, perché abituati a lavorare in una condizione di schiavitù, senza nessun tpo di tutela, non sono abituati a ragionare né in termini di diritti né di bisogni".

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