Su Rai5 la vita dell'uomo che scrisse le grandi hit degli anni '60
Su Rai5 la vita dell'uomo che scrisse le grandi hit degli anni '60

Nel documentario 'Bang! The Bert Berns Story' martedì la storia del produttore musicale autore di 'Twist and Shout' e e tanti altri successi. In video il ricordo delle star, da Keith Richards a Paul McCartney

Se avete sempre pensato che 'Twist and Shout'  portasse la firma di Lennon e McCartney, che 'Piece of My Heart' e 'Cry Baby' fossero state scritte da una Janis Joplin col cuore infranto o che 'Everybody Needs Somebody to Love' fosse stata composta per la colonna sonora dei Blues Brothers, siete in errore. Sono tutti brani frutto del genio di Bert Berns, uno dei più grandi e discussi produttori musicali statunitensi. Suo figlio, il cineasta Brett Berns, ha portato sullo schermo la storia di questo produttore discografico degli anni Sessanta autore di pezzi destinati a lasciare un segno indelebile nella cultura pop, nel documentario 'Bang! The Bert Berns Story' che Rai Cultura propone martedì 11 giugno alle 23.15 su Rai5

Figura prolifica e controversa, Bert Berns è stato forse il più grande talent scout bianco dell'epoca d'oro del Rhythm and Blues. Ha contribuito a lanciare le carriere di Van Morrison e Neil Diamond e ha prodotto alcune delle più grandi musiche soul mai realizzate. Portano la sua firma alcune delle canzoni entrate nella leggenda: oltre a 'Twist and Shout', che i Beatles fecero conoscere in tutto il mondo, e 'Piece of My Heart', che il grande pubblico conosce soprattutto nell’interpretazione di Janis Joplin, sono da citare 'Cry to Me'  di Solomon Burke, 'Solitary Man' di Neil Diamond e molte altre.

Con i contributi di Van Morrison, Solomon Burke, Keith Richards e Paul McCartney, il documentario narrato da Stevie Van Zandt, traccia la storia di un uomo che – nella sua breve e intensa vita – ha scritto ben 51 hit, ha tenuto testa al colosso discografico della Atlantic Records fondando la sua label, creandosi molti nemici e alleanze losche cammin facendo. La sua leggenda passa anche per Cuba sulla soglia della rivoluzione e per il sostegno del padrino Vito Genovese, erede di Lucky Luciano. Forse per questo, dopo la sua morte prematura a soli 39 anni, l’industria che lui stesso contribuì a costruire lo rimosse dalla storia. Dal 2016 il suo nome brilla nella Rock and Roll Hall of Fame. 

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