Lo sceneggiatore di 'Gomorra' Fasoli: Nelle serie del futuro tracce di questi giorni
Lo sceneggiatore di 'Gomorra' Fasoli: Nelle serie del futuro tracce di questi giorni

L'uomo dietro ad alcuni dei maggiori successi italiani: "Saranno necessari dei racconti su quanto è avvenuto"

Uno scenario da ultimo uomo sulla Terra diventato improvvisamente realtà. La pandemia non è certo un tema nuovo per film e telefilm, non si contano i titoli - fantascientifici o meno - incentrati sulla minaccia di un virus. Ma l’irruzione del Covid-19 nella nostra quotidianità può aprire una stagione nuova. Se davvero il mondo non sarà più quello di prima, anche i soggetti delle serie del futuro potrebbero obbligatoriamente adeguarsi. Leonardo Fasoli, sceneggiatore di alcune delle maggiori produzioni italiane degli ultimi anni (‘Ultimo’, ‘Gomorra’, ‘ZeroZeroZero’, ‘L’Immortale’) ne è certo: “Quello che stiamo vivendo lascerà delle tracce”.

DOMANDA E lei, che per lavoro crea storie per tv e cinema, come si è trovato a viverlo?

RISPOSTA E' presto per fare un bilancio. Questa condizione per la prima volta dopo tanto tempo ha messo tutti gli esseri umani davanti allo stesso scenario. Ricchi, poveri, dei paesi occidentali, del resto del mondo, tutti con un nemico comune e comuni preoccupazioni. E' una grande occasione per ripensare ad alcune linee fondamentali.

D. Se si troverà a lavorare a una serie ambientata in questo momento storico, quali aspetti vorrebbe mettere in risalto?

R. L'essere costretti a stare chiusi in casa, la perdita della libertà, l'avvertire gli altri come potenziali untori, la morte come faccenda concreta e vicina, la trasgressione delle norme come tradimento della comunità, le difficoltà e la resa dei conti nelle relazioni poste alla prova. La bellezza di tutto ciò che non possiamo più avere, il risveglio meraviglioso della natura che si riprende gli spazi che noi usurpiamo senza rispetto.

D. Cosa significa scrivere di un momento del genere, oltretutto vissuto in prima persona? Raccontarlo 'a caldo' è un rischio?

R. Credo che serva del tempo. Ma che saranno necessari dei racconti su quanto è avvenuto.

D. Che sensazioni ha provato di fronte alle immagini delle grandi città del mondo svuotate?

R. Inizialmente ho scoperto la bellezza del silenzio, dell'assenza di traffico. La città si imponeva come un’opera a sé stante con qualcosa di magico. Poi è subentrato un senso di angoscia e di morte.

D. Le cronache hanno offerto una quantità incredibile di storie.

R. Mi hanno colpito medici e infermieri e i loro video di musica e danza per affrontare l'emergenza in modo vitale.

D. Il dopo-emergenza porterà a un aumento di film e serie incentrati su questi giorni? Ci aspettano più 'diari dalla quarantena' o prodotti ‘leggeri’?

R. Credo che ci vorranno storie drammatiche e non per elaborare quanto è avvenuto.

D. Alcune tematiche andranno affrontate in maniera diversa?

R. E' presto per dirlo, ma certamente ora si ha l'impressione che ci sarà un prima e un dopo questi fatti.

D. Stephen King ha dovuto fare delle modifiche al nuovo libro per colpa degli eventi legati al coronavirus. E' un rischio che corrono le sceneggiature attualmente in fase di scrittura?

R. Alcune non corrono rischi così diretti perché ambientate in epoche e contesti diversi, altre forse dovranno fare i conti con questo periodo, per collocarsi chiaramente prima, dopo o durante. In tutte sono certo che ciò che stiamo vivendo lascerà delle tracce.

D. L'emergenza ha bloccato molti film previsti in questi mesi nelle sale: la salvezza passa da streaming e pay tv?

R. Certamente sono una grande risorsa, ma spero si torni presto anche al cinema nelle sale e sia colta questa vicenda come opportunità per ripensare anche alla fruizione in sala, che a mio avviso dovrebbe essere più curata per competere con la proposta televisiva.

D. A cosa sta lavorando attualmente?

R. Stiamo scrivendo la quinta stagione di Gomorra, un western, Django, una serie ambientata in Cina e una nella Germania di Hitler nel 1942.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata