Scala, la prima con "Attila" di Verdi. Livermore: "Dopo il ponte di Genova abbiamo cambiato la scenografia"

Il 7 dicembre l'opera aprirà la stagione alla Scala di Milano

Ci sarà qualche nostalgico di elmi e corna e pellicce? È la domanda che si è posto, non senza ironia, Davide Livermore, regista dell'Attila di Giuseppe Verdi che il 7 dicembre aprirà la stagione alla Scala di Milano, presentando in conferenza stampa l'attesa prima del tempio mondiale dell'opera.

La storia del re degli Unni e del suo amore per Odabella, trasferita dal V secolo a un "Novecento distopico, non ben precisato" è attuale per Livermore perché "l'orrore di un popolo che invade e di uno che è oppresso è uguale in qualsiasi epoca". Per il direttore musicale della Scala Riccardo Chailly "con questa scelta assume un senso più compiuto il percorso che abbiamo cominciato tre anni fa con Giovanna d'Arco". E che con Macbeth proseguirà a Sant'Ambrogio dell'anno prossimo. Chailly ha spiegato di essere andato 'a caccia' delle voci più adatte presenti sulla scena internazionale della lirica.

Il re degli Unni sul palco della Scala sarà interpretato dalla voce del basso Ildar Abdrazakov. Con lui nei panni di Odabella il soprano madrileno Saioa Hernández, al debutto alla Scala e nel ruolo, il baritono rumeno George Petean (Ezio, il generale romano) e il tenore Fabio Sartori (Foresto). Livermore ha ambientato il suo Attila con le scene di Giò Forma, i costumi di Gianluca Falaschi, le luci di Antonio Castro e i video di D-Wok, in "un Novecento distopico, che rifugge da ogni riferimento preciso alla prima o alla seconda guerra mondiale".

Chailly ha voluto inserire nel terzo atto una romanza del tenore, intitolata Oh dolore! appositamente scritta da Verdi per la prima di Attila alla Scala, finita nel dimenticatoio, e ha rimesso in apertura del trio del terzo atto cinque battute "irresistibili e imprescindibili" aggiunte scherzosamente alla partitura da Gioachino Rossini. Erano conservate al Museo della Scala. Con la prima scaligera insieme ai melomani e alle mise da gran sera arrivano anche puntualmente ogni anno le polemiche. Come quelle che il regista Livermore, sollecitato dai cronisti, ha stroncato con poche nette parole. Sulla presa di posizione del sindaco di Cenate Sotto, comune della bergamasca, indignato per la presunta distruzione di una statua della Madonna in una scena dell'Attila, taglia corto: "non va dato spazio a chi cerca cinque minuti di notorietà. E non sono mancate le rassicurazioni anche sui rischi di maltrattamento per i cavalli che compariranno sul palco scaligero: "Il WWF ha rilasciato una dichiarazione sull'argomento che toglie ogni dubbio: sanno che, qui, gli animali sono trattati nel miglior modo possibile".  E sempre in tema di scenografia, il ponte previsto originariamente a rappresentare le relazioni fra due popoli diversi come i romani e gli unni, il regista ha confermato che nel concept iniziale dell'allestimento "doveva crollare". Ma dopo la tragedia di Genova "non ci siamo sentiti di farlo: verrà solo diviso in due parti. Rispettiamo i morti e il dolore delle persone. Non avrei sopportato che l'attenzione si rivolgesse alle provocazioni del regista e non alla musica di Verdi di cui siamo al servizio", ha spiegato. Resta a questo punto la grande attesa per la prima alla Scala di venerdì per cui è prevista la presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella.

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